X-FRAGILE e Sindrome ACC

 

Romeo Lucioni, Silvia Manzoni, Riccardo Grassi

 

 

Una sintomatologia caratteristica di tutti i disturbi dello sviluppo, qualunque sia la loro eziopatogenesi, si riferisce alle difficoltà di contenere le reazioni emotive.

Questa problematica non è ancora stata studiata a fondo e, soprattutto, non è stato trovato il modo di affrontarla specificamente e con efficacia, anche perché non si conoscono interventi farmacologico adeguati.

R.Romano, nei suoi studi sulle crisi di rabbia, ha evidenziato come le reazioni emotive vengano superate solo attraverso una scarica per lo più motoria, che funge da svuotamento di un presunto deposito di tensione.

Tali osservazioni ci fanno capire come, di fronte ad una situazione particolare, l’input sensoriale determina l’attivazione delle strutture libiche o emotive creando immagini mentali che sostengono lo stato di funzione emotiva.

Questo può creare rabbia, desiderio e illusioni (emozioni afflittive) che portano all’alterazione delle funzioni adattive.

Il mantenimento della tensione porta alla emotività libera o iper-emotività e, in questo modo, si sottolinea che la risposta emotiva può venire attivata in contesti nono appropriati, vale a dire che immagini mentali non legate al contesto attivano operazioni mentali (emozioni) inadeguate che, inoltre, non possono essere né modulate, né contenute, né annullate.

In caso di disturbo da stress post traumatico o di depressione si è dimostrato che l’ippocampo si restringe (atrofia), meccanismo che può essere controbilanciato attraverso l’intervento terapeutico puntuale e appropriato (B.Czeh, T.Michaelis, T. Watanabe, J. Frahm, G. de Biurrum, M. van Kampen, A.Bartolomucci e E.Fuchs).

Questo fatto dimostra le potenzialità notevoli della plasticità neuronale che permette a situazioni ambientali favorevoli di organizzare le strutture reattive in modo tale da risultare utili e efficaci per controllare le emozioni e così favorire la organizzazione di funzioni mentali superiori, più complesse e più evolute.

Nell’x-fragile si può pensare che la struttura genetica mantenga un alto livello di reattività emotiva che non viene più modulata dalla strutture prefrontale e/o frontali (soprattutto la zona ventro-mediale della corteccia prefrontale).

Normalmente, quando viene attivata una emozione, si mette in moto anche il sistema capace di contenerla; la sua insufficienza é il motivo che genera o permette l’instaurarsi del quadro di emotività libera.

Possiamo anche sottolineare come nell’x-fragile sia più facilmente utilizzabile la sensorialità visiva, rispetto a quella tattile e uditiva, quasi ad indicare la facilità di creare immagini visive che, per altro, risultano multiple e che, quindi, partecipano alla formazione di rappresentazioni sfumate e imprecise, che creano angoscia proprio per la loro indeterminatezza.

L’indeterminatezza non è specifica di un disturbo o di una sindrome poiché può derivare:

dall’impossibilità di dirimere la questione                    - sindrome Asperger

edipica del rapporto tra seno e fallo

 

oggetti interni che quindi restano                                    (tipo Kanner)

oggetti parziali o incompleti, che non

hanno subito il processo della verità

che si compie nella relazione

 

con transfert multipli e oggetti                                       - agenesia del

multipli                                                                           corpo calloso

 

In questo lavoro è stato molto utile riconoscere la similitudine sintomatologica caratteristica sia nell’x-fragile che nella sindrome da atresia del corpo calloso che interessa:

1.     disordini sensitivi;

2.     difficoltà nell’ordine sociale;

3.     comportamenti stimolo;

4.     espressioni emotive;

5.     disturbi cognitivi;

6.     disturbi del linguaggio;

7.     difficoltà nella destrezza;

8.     comportamenti problema

(analizzabili attraverso la: Autism E.I.T. treatment outcome checklist).

Il denominatore comune, in questi casi, è la destabilizzazione della natura endopsichica e, specificamente, dell’ Io che, trovandosi ancora in fase di strutturazione, non resiste all’impatto di informazioni percettive e rappresentative indeterminate o multiple.

Nell’x-fragile è forse l’errore genetico che rallenta la mielinizzazione delle strutture neo-corticali frontali e prefrontali che sono deputate al controllo-modulazione delle reazioni emotive (sistema limbico), derivandone un intasamento o una ipereccitazione che non può più essere metabolizzata o eliminata.

 

Nella sindrome ACC (agenesia del corpo calloso), la mancata informazione inter-emisferica determina una elaborazione dell’input sensoriale parziale, deficitaria o disarmonica, per cui, anche in questi casi, ne deriva un intasamento emotivo con ipereccitazione.

Il corpo calloso è una struttura deputata alla connessione dei due emisferi cerebrali ed è composta da circa 200 milioni di fibre che connettono quasi tutte le aree di un emisfero con quelle omologhe dell’altro.

La sezione del corpo calloso (callosotomia fatta per motivi terapeutici: epilessia) lascia integra le connessioni a livello del mesencefalo e del diencefalo, per cui, in questi casi:

-         non si osservano alterazioni del ritmo sonno-veglia, dei movimenti posturali ed automatici;

-         è conservata la consapevolezza dell’individualità psichica;

-         l’ Io coscente dimostra di avere un buon ricordo delle esperienze passate;

-         il linguaggio non è disturbato in modo rilevante.

Con tutto questo però si osserva che l’emisfero dx. (non dominante e minore) è perfettamente attivo ed espleta le sue funzioni all’insaputa del sin.; si può quindi rilevare:

-      raffinata abilità nella stereognosi (facoltà di percepire la forma e la natura degli oggetti con il tatto) e nel riconoscimento e nella riproduzione di schemi, però tutto avviene all’insaputa del soggetto che l’osserva con fastidio e sorpresa;

-      l’attività della mano sin. é più precisa e più efficace di quella della dx.;

-      il soggetto con la mano dx. non è in grado di costruire un semplice disegno geometrico assemblando dei cubi colorati;

-      la mano sin. ricorda uno schema tattile ed il soggetto non è capace di nominarlo o rintracciarlo con la dx.;

-      l’emisfero dx. ha limitate capacità linguistiche e di lettura, oltre che di calcolo e di ideazione;

-      l’emisfero dx. ha difficoltà nel riconoscere dei nomi proiettati su uno schermo, mentre è in grado di riconoscere i verbi.

 

Schematicamente si può riconoscere che:

-      l’emisfero sin. (dominante) controlla quasi completamente le attività relative al linguaggio verbale, alla scrittura, al calcolo;

-      l’emisfero dx. (minore) mostra migliori qualità nel controllo delle funzioni spaziali e per l’ideazione non verbale.

 

Roger Walcott Sperry e Michael Cazzaniga considerano l’emisfero minore come un sistema cosciente a pieno titolo, che partecipa, pensa, ricorda, ragiona, vuole e prova emozioni anche se per lo più il soggetto non é in grado di spiegare le proprie sensazioni (Prof. Luigi Rossi).

Massimo Bertolucci ricorda che recenti ricerche di Stephen Christman e Ruth Propper hanno messo in evidenza come il corpo calloso sia importante per lo sviluppo della memoria:

- la memoria semantica (raccoglie le informazioni temporanee) risiede in un solo emisfero e troppi collegamenti con l’altro potrebbero farla funzionare male;

- la memoria episodica (raccoglie le informazioni destinate a rimanere nel lungo periodo) richiede lo sforzo di entrambi gli emisferi e la presenza di un corpo calloso più sviluppato aiuterebbe ad avere ricordi migliori.

 

Da quanto sopra si desume che, sia nel caso dell’x-fragile che nella sindrome-ACC, il flusso emotivo non trova un sistema di scarica utile perché il passaggio all’elaborazione affettiva e cognitiva è otturato e, quindi, si attiva una unica via possibile che è quella che porta la tensione a ri-torcersi sul sistema bio-fisico: la risposta viscerale e psicosomatica.

Abitualmente le esperienze quotidiane (ordinarie e straordinarie) possono essere pensate in funzione della capacità dell’ Io di rappresentarle (J.M. Lutenbreg) attraverso immagini mentali, ma se questo sistema è alterato per afflusso di informazione multiple e mutevoli, è evidente che il giudizio valutativo dell’ Io registra una situazione di pericolo e attiva un’allerta emotiva che non viene scaricata (attraverso la rappresentazione) e genera una tensione globale, libera e dominante.

Parlando in termini di metapsicologia, in questo stato si crea una slegatura della trama rappresentazionale ed una dis-idendificazione strutturale all’interno dell’ Io (J.M. Lutenbreg).

Questa slegatura della trama strutturale porta alla dispersione di tutti i componenti costitutivi dell’architettura Ioica che vengono sostituiti od occupati dal dilagare della tensione emotiva e dall’angoscia.

La immissione o registrazione di una informazione multipla, inelaborabile e inammissibile, disorienta e genera un disturbo a livello inconscio che si struttura come tragedia che ha un volto tanto sinistro che induce non solo angoscia, ma anche un riverbero psicosomatico incontenibile e distruttivo.

Possiamo vedere in questo una destrutturazione libidinale che impedisce l’organizzazione affettiva e cognitiva o, in altre parole, l’identificazione e lo sviluppo psico-mentale, nelle sue componenti psico-affettiva e psico-cognitiva.

L’angoscia cronica e la tensione libera destrutturano la carica libidinale dell’ Io (narcisismo primario), genera una perdita di sincretismo (identificazione totale dell’individuo con il proprio ambito) e una disorganizzazione dei processi rappresentazionali e mentali (J.Perner).

L’impatto di questa frattura investe le strutture integrative di simbolizzazione e di unificazione dei cambiamenti oggettuali spazio-temporali e così interrompe la continuità dell’Io che perde coesione interna e la capacità di contatto interpersonale (J.Miguel Hoffmann; Josef Perner).

 

L’obiettivo terapeutico passa attraverso:

§         la comprensione degli accadimenti psichici e del funzionamento dell’apparato psico-mentale per poter procedere alla restaurazione delle funzioni alterate;

§         il valore del gioco come espressione di processi psico-mentali nati all’interno del soggetto stesso;

§         la possibilità di internalizzare le esperienze in un sistema integrato e persistente;

§         la capacità di contenere il dolore, la frustrazione e gli affetti anarchici (dissociati e variabili);

§         il significato della sconnessione tra contenuto manifesto e la situazione intersoggettiva;

§         la liberazione dalla tirannia delle emozioni distruttive: aumentare l’equilibrio emotivo.

 

La soluzione dei problemi passa attraverso:

§         il contenimento dell’angoscia, utilizzando la relazione e l’esperienza della vicinanza corporea;

§         il dare un valore semantico al vincolo che ha la forza di contenere e può portare a vivere e capire l’esperienza sensoriale e rappresentazionale;

§         la creazione di ruoli semplici, definiti e visibili;

§         la organizzazione di una memoria condivisa che porta ad una coscienza affettiva ed alla nascita di un pensiero affettivo che apre la via al simbolico;

la comprensione del significato integratore dei processi rappresentazionali e mentali condivisi.



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