X-FRAGILE: Sindrome di Martin-Bell

Il problema dell’ansia libera

 

Romeo Lucioni, Silvia Manzoni, Barbara Tormen

 

Il problema dell’ansia libera nella sindrome di Martin-Bell (James Purdon Martin - Julia Bell, 1943) deve essere analizzato con molta attenzione perché ci da la possibilità di valutare meglio le caratteristiche del funzionamento psico-mentale in questa sindrome. Ancor più interessante diventa questo tema perché inevitabilmente deve essere messo in relazione con il difetto genetico tanto specifico e caratteristico.

 

Le reazioni d’angoscia rispecchiano il concetto di linguaggio corporeo (Felix Deutsch) che ha portato, soprattutto attraverso le osservazioni di Alexander F. (1950) e Günter Ammon (1974) a discutere due quadri psicopatologici:

I fenomeni isterici sono localizzati nel sistema motorio volontario e percettivo-sensoriale; la nevrosi vegetativa riguarda invece il sistema nervoso autonomo e il simbolo organico non serve a esprimere un contenuto psichico.

I sistemi vegetativi sono molto variegati e consistono in: aumento pressorio e della frequenza cardiaca; aumento della secrezione gastrica, lacrimale, salivare (scialorrea), ecc.

Freud aveva legato questi disturbi organici (sintomi della nevrosi attuale) a un evento pulsionale indifferenziato che si sottrae all’indagine psicologica perché rimane confinato nel somatico e, proprio per questo dovrebbero interessare la medicina più che la psicologia.

F. Alexander (come ricorda G. Ammon) concepisce le risposte biologiche, che accompagnano gli stati affettivi, come reazioni adattive che preparano l’organismo alla lotta o alla fuga: “passaggio da un economia di pace (predominano i processi anabolici) a una economia di guerra (prevalgono i processi catabolici)”

È stato Paul Mac Lean a segnalare, cercando di costruire una “teoria omnicomprensiva del cervello emotivo”, l’importanza dell’ipotalamo per l’espressione delle emozioni, mentre dipende dalla corteccia frontale l’esperienza emotiva che, in altre parole, costituisce la qualità affettiva dell’esperienza.

L’insieme della corteccia cerebrale non ha connessioni dirette con l’ipotalamo, come invece succede nel caso della corteccia mediale, il cosiddetto rinencefalo (Papez J. W.; Herrick C. J.).

Anche Mac Lean osservò nell’epilessia del lobo temporale, come, appena prima delle crisi possano comparire gravi disturbi emotivi: nervosismo, pensieri ossessivi, depressione.

Il sistema limbico e la corteccia prefrontale (rinencefalo) costituiscono quello che è stato anche chiamato cervello viscerale (Mac Lean, 1949; Isaacson R. L., 1982) che da un lato, partecipa ad elaborare le risposte emotive e, per altro, a organizzare il sistema affettivo che ha anche compiti di modulazione sul sistema emotivo.

Joseph Le Doux afferma che nel paziente psicosomatico i sentimenti emotivi, prodotti dalla formazione ippocampale, invece di venire trasmessi a livelli più elevati (cognitivi) trovano un’espressione immediata attraverso i centri autonomi.

Mac Lean sostiene che il cervello emotivo e quello pensante operano in parallelo, ma con codici diversi e che l’operare del cervello emotivo è indipendente da quello pensante.

Sebbene queste teorizzazioni si siano dimostrate poco aderenti ad un realtà di funzionamento che risulta sempre più complessa ed articolata, tuttavia sono ancora valide nelle loro parti fondamentali, soprattutto per quanto riguarda la strutturazione di funzionamenti pauperizzati e/o patologici.

Lo psichiatra Peter Kramer (1993), superando Freud, ha proposto uno spettro della malattia mentale praticamente organizzato intorno all’idea della secondarietà rispetto alle problematiche dell’ansia e dell’angoscia.

In questo quadro, persino la psicosi diventa una forma d’ansia eccessiva, sotto la quale l’ IO non trova altra possibilità che soccombere e regredire.

Anche nel DSM – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- III e IV sono inscritte innumerevoli fobie, attacchi di panico, disturbi dell’umore, ecc. condizionati da una propensione all’incontinenza emotiva o, comunque, alla sovra-imposizione dell’angoscia che paralizza i sistemi intellettivo-cognitivo.

Nel 1994 uno studio epidemiologico fatto negli USA sottolineava come in 51 milioni di malati psichici (sopra i 18 anni) 11 milioni erano tossicodipendenti e dei 40 milioni restanti la metà soffrivano di crisi ansiose, un po’ meno della metà di disturbi dell’umore e gli altri di schizofrenia.

Se l’ansia, la paura (attacchi di panico) e il disagio sono gli elementi predominanti nella psicopatologia dell’età adulta, nella psicopatologia dell’età evolutiva e/o dello sviluppo è l’ansia generalizzata o, meglio, l’ansia libera a prendere il sopravvento con risultati veramente catastrofici se si considera come l’influenza emotiva possa determinare uno sfaldamento delle funzioni coesive dell’IO.

 

Il bambino x-fragile risponde con crisi di ansia agli stimoli interni e/o esterni; inoltre dimostra una certa difficoltà a strutturare il mondo dei valori (affettività) o, in altri termini, non possiede la capacità di organizzare valori preventivi.

Tali caratteristiche sono tipiche di alterazioni neuro-funzionali che riguardano la corteccia temporale basolateropolare (cervello intermedio o corticale para-limbico) e il sistema limbico centrale (cervello inferiore o vitale o limbico, costituito prevalentemente dall’amigdala e dall’ipotalamo).

Questa dis-organizzazione interessa soprattutto gli stimoli tattili e acustici, mentre quelli visivi dimostrano di poter determinare risposte più adeguate (docilità e tranquillità). Nell’ x-fragile tale modello di risposta comportamentale è decisamente osservabile, così come dimostra il caso di F.: il bambino non sopporta i suoni troppo intensi ed è incapace di affrontare le prove tattili fatte con la richiesta di tenere gli occhi chiusi.

La dis-connessione tra sfera valorativa (affettiva) e sfera vitale (emotiva) diventa di grande interesse per poter trovare un senso funzionale della struttura psico-mentale dell’x-fragile.

La corteccia temporale para-limbica nell’uomo comprende le aree 38 e 20, che partecipano alla regolazione dell’attività dell’amigdala (soprattutto per le risposte difensive). Gloor (1972) ha potuto dimostrare che le emozioni di paura possono esser prodotte con stimolazioni della sostanza grigia temporale (corticale o amigdalina), ma non di altre regioni della corteccia cerebrale.

Crisi epilettiche di furia e di paura hanno la loro origine da foci laterali o paralimbici. Nell’atrofia di Pick, caratterizzata soprattutto per la perdita dei valori preventivi, la lesione primitiva interessa l’area 20, le aree frontali e prefrontali che permettono l’organizzazione logica del comportamento.

Nell’atrofia frontale i sintomi classici sono l’agrammatismo e la mancanza di logica (alogia), facile distraibilità e perdita del progetto comportamentale (J.C. Goldar).

La dis-connessione tra le strutture cerebro-laterali frontali e parieto-temporo-occipitali e quelle che compongono la cappa profonda (cervello limbico), soprattutto l’amigdala, è responsabile della disarticolazione del sistema valorativo e dei valori preventivi, con perdita di serenità e di tranquillità che equivale alla liberazione di risposte primitive emotive e viscero-emotive.

Si può dire che la sfera intellettiva superiore (cervello esterno) e quella intermedia o valorativa ( cervello intermedio) non riescono a controllare la sfera inferiore o vitale (cervello limbico) che, in questo modo, prende il sopravvento e domina le risposte che risultano simili a riflessi condizionati.

Queste osservazioni ci portano all’x-fragile nel quale:

In base alle esperienze di backwards masking (mascheramento dello stimolo) (Murphy, Zzajonc,1933; Soares, Őhman,1933; Morris et Al.,1986; Morris et Al.89) possiamo dire che in questi casi l’elaborazione inconscia del significato dello stimolo (elaborazione di senso: Lucioni,1993; 1996) produce delle risposte emotive senza però raggiungere una elaborazione valorativa (affettiva), né, tanto meno, quella cognitivo-intellettiva (razionale).

La mancanza di valutazioni consce (affettive e/o cognitive) oblitera l’approccio processuale e costringe il soggetto nel qui e ora, al pensiero concreto, alla risposta riflessa.

Possiamo anche dire che l’x-fragile è costretto ad una coscienza concreta, trovandosi nella condizione di non elaborare né la coscienza affettiva, né quella razionale (deduttivo-elaborativa). In altre parole, il soggetto si trova nella condizione di non poter elaborare una sintesi, una integrazione tra emotivo (senso), affettivo (valore) e razionale (significato): in breve, la riorganizzazione della trilogia mentale (LeDoux,2002).

Queste conclusioni danno un preciso significato alla riflessione di Arthur Schopenhauer (riportata da J.A. Jàuregui): “posso fare ciò che voglio, ma non posso sentire ciò che voglio”.

È evidente che il soggetto subisce le emozioni che il cervello gli procura e, nel caso dell’x-fragile, forse non è neppure in grado di valutare e/o di capire.

 

 



Torna a X-FRAGILE