La cultura può condizionare
il pensiero?
Nella rete del
tempo.
Romeo Lucioni
La cultura può condizionare il pensiero?
Come possiamo dividere la cultura dal pensiero quando sembrerebbe che sia il modo di pensare a creare la cultura?
Dobbiamo chiederci:
- Cos’è il pensiero?
- Cos’è la cultura?
Il pensiero non è sicuramente un qualcosa d’omogeneo, d’uniforme, né, tanto meno, d’unico.
Prima di tutto il pensiero si struttura attraverso un processo di sviluppo per cui abbiamo:
- un pensiero concreto
- un pensiero affettivo
- un pensiero simbolico-razionale.
Il primo si riferisce alle tappe più primitive dello sviluppo psico-mentale ed è fortemente legato all’esperienza concreta. La percezione induce una rappresentazione condizionata dall’input sensoriale per cui quasi si può affermare che il percepito stesso diventa pensiero. Il soggetto crede di possedere la verità del proprio percepito e, quindi, del proprio pensiero perché lo può concretamente sottoporre al vaglio dei sensi.
Il pensiero affettivo è legato all’esperienza relazionale e questa condiziona la rappresentazione in quanto l’oggetto e/o il comportamento acquistano un valore particolare ed unico nell’occhio dell’altro e, per meglio dire, nel rapporto che il soggetto ha con l’interlocutore.
Abbiamo quindi il pensiero simbolico che si libera dell’oggetto e si organizza sulla base di una rappresentazione ideale, staccata dal concreto, solo parzialmente condizionata dai contenuti affettivi e che può essere riferita al qui e ora, al fluire del tempo, al cambiamento dei luoghi senza che cambi in forma rilevante.
È questo pensiero quello che può essere condizionato dalla cultura, salvo che anche la condizione affettiva possa essere considerata come qualcosa di culturale.
Cos’è la cultura, allora?
È l’insieme delle rappresentazioni simboliche che il soggetto organizza attorno ad un’esperienza percettiva o sensoriale. Uomo di cultura, in questo modo, è colui che ha la capacità, per caratteristiche personali o per vivacità e ricchezza d’esperienze, di dare il maggior numero di letture e, quindi, poter scegliere, tra le tante, l’interpretazione che gli sembra maggiormente utile per verità, per utilità, per possibilità d’integrazione in un disegno più ampio.
Questa lettura non stacca del tutto la cultura dalla conoscenza, ma permette di allontanarla dalla conoscenza dogmatica, tizioristica, becera e saccente. Conoscere è anche il conoscere popolare, agricolo-artigianale, artistico, ecc. e si arricchisce sempre con la molteplicità delle esperienze.
A questo punto possiamo sostenere che la cultura condiziona il pensiero spingendolo in una dimensione sempre più simbolica, poliedrica, articolata, analitica e deduttiva.
Se consideriamo l’uomo medioevale è inevitabile accettare le limitazioni agite sul suo pensiero da concezioni religiose ed estetico-moralistiche proprio perché quest’epoca è dominata dal pessimismo (come dice Silvo Locatelli) che deriva dal non essersi ancora liberato dalla concezione cristiana della colpa imposta dalle gerarchie nei primi secoli dopo Cristo.
In quest’arco di tempo, il mondo romano (che era ancora il centro del pensiero e della cultura) era dominato dalle necessità economiche che condizionavano la struttura sociale, ma, soprattutto, l’agire delle famiglie romane.
Gli ultimi imperatori della casa Giulia (Caligola, Claudio e Nerone) non avevano condotto campagne di conquista e, quindi, l’erario dell’imperatore era sempre più povero. Per tale motivo, questi imperatori avevano ridotto fortemente i contributi alle famiglie romane che n’avevano diritto da sempre. Il malcontento aveva portato ad uccidere uno dopo l’altro gli imperatori, ma non aveva certo risolto il problema.
La riduzione dei fondi delle Famiglie, che ora dovevano attingere solamente dal loro patrimonio agricolo (derrate alimentari), aveva portato a liberare gli schiavi (i famosi liberti) che, di punto in bianco, si trovarono ad essere sì liberi, ma senza possibilità di procurarsi una casa ed il sostentamento per loro e per le loro famiglie.
Questa situazione portò alla costruzione delle famose catacombe e, quindi, di un grande agglomerato di persone tra le quali trovò humus adeguato la filosofia religiosa dei primi cristiani-paolini.
La filosofia di Seneca (stoicismo) e le idee di San Paolo attecchirono profondamente per i contenuti di rispetto della persona, di diritto alla vita e di promessa di un mondo migliore anche se nell’aldilà. La struttura etica era profondamente pragmatica (anche se pervasa dai principi di colpevolizzazione, retaggio delle origini vetero-testamentarie), spiegabile ed intelleggibile, capace di mettere il vero potere nelle mani di Dio-Padre (maschilismo di San Paolo), idea che per tutto il medioevo permeerà la cultura e sarà il fondamento della Santa Inquisizione.
Nel Rinascimento comincia una revisione teorico-culturale, forse proprio perché il movimento dei Soldati di Cristo (i Templari) portò nuova linfa, ma, soprattutto, una spregiudicatezza intellettuale che, per altro, costò il patibolo alla maggioranza degli adepti.
A mio parere, ancora poco sappiamo di come siano andate le cose nel 15° secolo, proprio perché l’oppressione teocratica ha funzionato da freno culturale.
Personaggi come Piero della Francesca, Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci non furono solo grandi pittori, ma illustri personaggi di quella nuova cultura che porterà i saggi a dialogare strettamente tra di loro, provocando una scollatura con la cultura popolare.
Queste particolari condizioni che hanno avviato ai soprusi dell’Inquisizione ed allo sterminio dei Catari, sono state tanto violente ed universali che ancor oggi se ne sentono le conseguenze in tutti i campi del sapere ed anche dell’approccio etico-religioso.
La rivoluzione dell’informazione (internet e la diffusione massiccia si pubblicazioni) è stata profonda e forse non abbiamo ancora un’idea esatta su dove approderà, resta il fatto però che, se la cultura ha influenzato nel passato tanto profondamente il pensiero, è sperabile che l’era dell’Acquario ci farà vivere la sua liberazione e, finalmente, la crescita dell’uomo, non solo nelle applicazioni tecnologiche e scientifiche, ma anche umanistiche, neuroscientifiche, sociali, filosofiche e timologiche.