Piero della Francesca
Romeo Lucioni
Piero della Francesca trova ad Urbino, ormai nella vecchiaia, uno “straordinario miracolo”, un “vertice supremo”, il “centro di cultura internazionale più raffinato d’Italia” (Antonio Paolucci).
Alla Corte dei Montefeltro lui, Federico, è il “capitano di ventura” e il sovrano più ammirato; lei, Battista Sforza, la moglie teneramente amata, che però era anche donna di grande talento e preparazione umanistica, saggia titolare del potere che ha conosciuto e vissuto presso la Corte di Milano e che l’ha portata a saper guidare la “stagione d’oro” della sua città: l’ineguagliabile Urbino.
Battista muore precocemente nel dare alla luce suo figlio, ma lascia un gran vuoto che Federico pensa di poter colmare dando incarico a Piero della Francesca di dipingere una Pala che raccogliesse tutto il contenuto simbolico di una unione perfetta.
Le parole di A. Paolucci risultano precise nel descrivere una “… pala che vive della memoria affettuosa della Sua assenza”; riferimento a colei che porta nel nome il ricordo non solo del suo Santo Protettore, ma di chi è preso a modello e a simbolo in un secolo di cultura e della sua fenomenica rappresentazione pittorica.
L’universo simbolico di Piero della Francesca si esprime nella Pala di Montefeltro in modo inconfutabile e impressionante per genialità ed anche per azzardo.
§ L’immagine della Madonna si struttura come colonna centrale e sostegno di tutta l’impalcatura rappresentativa. Come maestà ed eleganza e per essere attorniata da Angeli è sicuramente la “Regina del Paradiso”, ma anche Madre che però si riferisce alla Madre Chiesa, come del resto in altra tela di Piero.
§ La Madre è, nel dipinto, soprattutto Sposa e questo dal manto azzurro che copre la veste rossa come in tutte le rappresentazioni di questo periodo e per la “simbologia classica” (vedi la “Madonna della Misericordia” di Piero della Francesca –1440- nella quale l’artista si lascia andare in una rappresentazione paradigmatica).
§ Il gioco dei colori delle vesti della sposa e dello sposo è una “sfida” continua, così vediamo il vestito rosso ed il manto azzurro nell’Annunciazione (1460) e nella “madonna di Sinigallia” (1470) per essere poi invertito (abito azzurro) nella “madonna del Parto” (1476) dove il manto rosso prende le sembianze della “tenda tabernacolo”.
§ Il manto rosso sulle spalle di Giovanni Evangelista resta chiaramente anche sulle spalle del sposo Federico, dalla cui armatura esce “stranamente” un drappeggio che riprende il disegno ed i colori dell’abito della sposa-madonna.
§ La figura di Giovanni Battista è sempre emblematica, ma, in questo dipinto, la linea che unisce la punta del suo dito indice con quella dell’indice delle mani giunte di Federico passa attraverso il monile di corallo appeso al collo di Gesù-bambino. Questi dunque è “indicato” come “l’albero di corallo” che è “l’albero della vita” o “l’albero della coscienza trascendente”.
§ La Madonna rappresentata è dunque la Sposa”, il “grembo-scrigno” della tradizione, del “Sangue di Cristo” e la Madonna è dunque il vero “Graal”, il “Sangral” o “Sangre Real”.
§ La “Madonna” diventa il grembo simbolico di Maria Maddalena e i due Giovanni si ergono come i “testimoni” del mistero che però rendono “vero” proprio con la loro emblematica presenza.
§ Gesù, portatore del simbolo esoterico dell’albero della vita (che è di sangue rappresentato dal corallo), si trova anche nella “Madonna di Sinigallia”.
§ Quando A. Paolucci ricorda che alla sposa Battista Sforza (se fosse stata viva) avrebbe corrisposto prendere il posto di S. Giovanni Battista alla sinistra dell’emicerchio, di fronte al Sovrano, involontariamente sottolinea che il “credo esoterico” dei due sposi era da loro perfettamente condiviso e, quindi, riporta a quanto sostenuto e “glorificato” dalla Famiglia Sforza che ha voluto nella sua “Certosa di Pavia” una rappresntazione simbolica del potere e del diritto di Maria Maddalena ad un “Posto” sugli Altari.
§ Nell’alto della Pala domina un elemento trattenuto da una catenella proprio nel “centro”: è l’ Uovo Cosmico. Posto nella “conchiglia (la bivalve), l’uovo è il frutto della vita, dell’unione di materia e spirito, di luce e tenebra: uomo e donna come unica creatura, creatrice di un “figlio”. Se il Battista è al posto della Sposa e un “filo” immaginario lega il suo indice a quello dello Sposo, Federico (il Principe designato) per passare-creare “L’albero della vita”, il “figlio prediletto”, Gesù, diventa chiaro che tutta la rappresentazione gira intorno, si centra e si attiva nell’uovo cosmico.
§ Si chiarisce allora la doppia figura di Giovanni (Battista ed Evangelista), la verga ed il libro, il cammino-bastone e la saggezza-sapere: la Via, la Verità, la Vita. Nella Pala le 3V sono Giovanni Battista, Giovanni Evangeista, Battista Sforza. (Come ricorda Giovanni Baget Bozzo, anche nel Vangelo di Giovanni si attua la tripartizione delle categorie spirituali: via, verità e vita).
§ Il “libro” dell’ Evangelista è il “sapere” che ci spiega “l’uovo cosmico”, che ci fa conoscere la via-la verità-la vita, che ci conduce a svelare il “mistero della Sposa”, l’enigma del Sacro Graal, lo scrigno che contiene il Sangue Reale, il Sacro Cuore.
§ Nel dipinto viene rappresentato un quesito che non ha solo un carattere mistico, ma iniziatico, legato alla tradizione, al mistico della discendenza, dal “sangue reale”.
§ La conchiglia è la “bivalve” la creatura “unica”, l’uomo-donna, che racchiude-genera la perla che è Sposa, Saggezza, Serenità.
§ Tutta la Pala è un “miracolo” di armonia, di luci, di architettura, di equilibrio ed anche di “superfici specchianti”, come a dire che la natura ed il mondo sono lo specchio di Dio: ciò che c’è in alto, c’è in basso. “Specchio delle meraviglie” che è l’elmo di Federico o ogni cosa che è specchio di “verità” come il tappeto sotto i piedi di Maria nel quale si specchia o “sta scritto” l’incrocio emblematico della stella a sei punte, intreccio tra i due triangoli, unione di opposti che è l’asse portante, il filo a piombo che sostiene l’uovo cosmico che unisce in sé “l’infinitamente lontano e l’infinitamente vicino” (Panofsky,1958) racchiusi nello sguardo del pittore, distaccato e partecipe, “infallibile nella percezione del vero” e capace … di farci emozionare di fronte al “miracolo del sapere”.
§ La croce di cristallo, tenuta da San Francesco, simboleggia lo “sviluppo spirituale” che, come ha insegnato Cristo, sostiene l’uomo puro e casto, spinto all’acquisizione della “cristallina” purezza del corpo, dell’anima e dello spirito: purezza e dedizione ai “veri” principi cristiani (rifiuto della corruzione, del potere, della ricchezza, della lussuria).
Indubbiamente la Pala di Piero della Francesca è colma di analogie che ci portano a quanto ricordato da Josephin Peladan (studioso di Giovanni Evangelista e ben noto assertore di una filosofia esoterica occulta dietro l’apparenza exoterica dei rituali cattolici): “L’analogia procede dal noto all’ignoto, dal corpo all’anima, dal fenomeno al noumeno, dall’uomo al mondo e dal mondo a Dio. Dal visilibile all’invisibile, dal finito all’infinito”.
Le opere di Pietro della Francesca hanno sempre qualcosa di inquietante e ricordiamo che il suo affresco chiamato “Madonna del parto” non ha potuto essere incluso, e così terminato, in una più ampia composizione pittorica, per le critiche e le opposizioni sorte in accordo con le nuove linee interpretativo-restrittive e quell’ondata integralista attivate dal Concilio di Trento e dalla Contro-Riforma.
Alberto Cottognati ha messo in evidenza come i due angeli che sostengono il tendaggio nella “Madonna del parto” risultano, per così dire, “sessuati”, rappresentano cioè un uomo ed una donna simbolicamente uniti in un’unica entità, dando così vita al “manifestarsi delle umane passioni”, uniti nella “… completezza che solo la perfetta fusione, sentimentale e materiale, poteva conferire al genere umano”.
La “maternità”, rappresentata nel dipinto, non è, quindi, solo esaltazione della “nascita divina”, ma anche simbolo della “fusione dei sessi”, “terrena esaltazione del mistero della vita”.