Come una educazione timologica può ridurre i divorzi?

 

Romeo Lucioni

 

 

La domanda specifica non esclude l’importanza di una concettualizzazione più generale.

In una relazione duale ci sono sempre non due, ma quattro punti di accesso: Io con Te; Te con Me; Io con me stesso e Tu con te stesso.

Questo significa che nella relazione tra Io e Tu sono sì importanti le connessioni a feedback, ma bisogna tenere in considerazione tutti quei legami-bisogni che costituiscono la integrazione con noi stessi, che corrispondono al nostro Sé.

Se Io dico ad una persona: Ti voglio bene! Dovrei essere sicuro che:

 

Spesso si sentono persone che si dedicano completamente al Altro, che lo mettono sul piedestallo, ma ciò non è affetto, ma bisogno perché se il Altro non dovesse rispondere alle aspettative … sarebbe un bel guaio!

Bisogni, deformazioni, idiosincrasie fanno parte di una organizzazione mentale che deve essere conosciuta e riconosciuta per poter samare veramente.

A volte ci chiediamo se una personalità ossessivo-compulsiva può veramente amare e la risposta è sempre un grande dubbio, per quel bisogno di verità che è una idiosincrasia (bisogno) personale che allontana e preclude. Porsi come depositari della verità, della giustizia, della capacità di comprendere diventa sempre un grosso problema.

 

Nella nostra società non è ancora stato del tutto chiarito l’effetto disastroso che ha l’uso delle cosiddette droghe leggere sulla struttura timica del soggetto.

Sentirsi onnipotenti (con 20 euro compero il paradiso), vivere sentimenti di totale autosufficienza, abituarsi ad essere la unica fonte di piacere (piacere autoerotico) sono sentimenti che destruturano gli affetti, disorganizzano il senso di valore del Altro in un marasma di vissuti auto-riferiti.

Se riuscissimo a organizzare i nostri meccanismi mentali nell’ordine timologico del valore del Altro, del diritto del Altro ad essere se stesso (come deve essere anche per noi) sicuramente avremmo lavorato per costruire una società più giusta e dei rapporti interpersonali più validi e più soddisfacenti. Ragazzi che sono cresciuti in un  ambito sociale nel quale il valore del Altro è un valore per tutti, sicuramente li scopriremmo più aperti, più altruisti, più capaci di accettare e di costruire condivisioni, più forti anche di fronte alle necessità recondite di ipervalorizzare o di minimizzare, di sottomettersi o di opprimere, di giudicare o di sentirsi sempre sotto esame.

Non si tratta, a questo punto, di creare soggetti capaci di non divorziare, ma di organizzare modalità per cui essere soggetto sia sinonimo di rispetto, di pari opportunità, di condivisione, di altruità e, quindi, di capacità relazionali affettive e timologiche.