Con
un microfono in mano, devo commentare quello che faranno i nostri ragazzi; devo
spiegare tutto il lavoro da loro fatto e vorrei sottolineare tutte le cose
importanti belle e significative della esibizione, ma le mie parole non mi suonano adeguate per trasmettere
l’importanza di quello che sto ammirando.
In questo momento
provo una punta d’invidia (nei confronti delle loro abilità riacquistate) e di
apprensione (per i pericoli che vedo insiti nel loro trottare e galoppare nelle
gimkane o nei salti), ma anche tanto
orgoglio (come una mamma quando osserva il proprio piccolo interagire con gli
altri e scoprire cose nuove) pensando
ai ragazzi con cui ho lavorato settimana dopo settimana, ora sono lì con altri terapisti, ma so per certo che possono
farcela perché hanno acquisito
sufficienti capacità e autonomia per portare a termine con successo il loro
compito.
Provo emozione nel
vedere la gioia dei ragazzi nel mostrare agli altri le loro abilità, non tanto scontate, ma acquisite con fatica
e impegno, l’orgoglio di essere bravo essere capace, sapere
far meglio di ... mostrato a nonni, amici, parenti, compagni di classe.
Continuo a raccontare, a spiegare, a volte con termini tecnici, altre descrivendo solamente quello che sta succedendo. Parlo dei ragazzi, di alcuni dei loro sogni, di avvenimenti accaduti durante l’anno e intanto li guardo mentre, soddisfatti ed emozionati, continuano la loro bella dimostrazione di abilità, di coraggio, di precisione nelle evoluzioni, nei tempi e nei modi.
La commozione dei
partecipanti e gli applausi hanno confortato tutti.
La giornata si è poi
conclusa con un episodio davvero singolare: mentre noi stavamo rimettendo tutto
a posto uno dei ragazzi si è allontanato dal gruppo dei suoi parenti, si è
avvicinato al box del suo cavallo preferito, gli ha messo la capezza e
lo ha portato fuori nel prato per fargli mangiare l’erba: se questa non è
autonomia!!