ALZHEIMER E PROCESSI REPRESSIVI

 

Romeo Lucioni

 

In diversi lavori abbiamo messo in evidenza e sottolinato un processo psico-somatico che potrebbe fare luce sul meccanismo di scatenamento della malattia di Alzheimer.

Prima di tutto sono state confermate le osservazioni di Alicia Kabanchik che ha messo in evidenza come in piú del 90% dei casi di demenza tipo Alzheimer si riscontri nell'anamnesi e nell'approccio psicoterapeutico un "fatto traumatico" capace di provocare una disorganizzazione profonda dell'Io.

L'importanza di questo evento si dimensiona con caratteristiche particolari:

§         prima di tutto  il trauma non agisce provocando una reazione depressiva (legata alla perdita), ma decisamente sulla struttura ioica in quanto é in grado di provocare sentimenti di svalorizzazione tanto violenti che portano ad una destrutturazione del senso di sé e dell'autocoscienza;

§         il ricordo del fatto traumatico diventa persistente ed ossessivo a tal punto che si puó riferire come trauma permanente che l'Io é incapace di controllare e di espellere;

§         questi meccanismi si possono svolgere ed instaurare grazie ad una particolare debolezza psichica del soggetto che ha anche addentellati con la personalitá premorbosa: insicura, ossessiva e spinta da un esagerato "senso di potere" oppure con caratteristiche di svalorizzazione e successiva dipendenza;

§         l'Io del soggetto, di fronte all'impossibilitá di scaricare la sovra-eccitazione e la conseguente iper-tensione generata dal trauma, tende ad utilizzareprocessi primitivi come sono quelli repressivi che si rifanno, come dice Freud, a tentativi di isolamento e di allontanamento;

§         questi tentativi poco efficaci da un punto di vista economico, portano ad una penosa e permanente rappresentazione che si nuclearizza all'interno delle debolo strutture dell'Io che, via via, si disorganizza;

§         una constante tensione rappresentativa, che sottende a un eccesso di energia, genera un passaggio di questa sul corpo, sul soma, determinando una conversione;

§         la scelta concersiva é sempre la memoria, responsabile simbolica del mantenimento del dolore psichico provocato in occasione del trauma. Proprio per questo il primo ed inequivocabile segno di malattia é una perdita patologica della funzione mnestica;

§         é evidente che il deficit mnestico accentua ancora di piú la tensione dell'Io, minato in una delle sue funzioni piú rappresentative e quindi aumenta il livello di conflitto e dell'energia psichica che, sempre di piú, si accanisce contro l'organo bersaglio e la sua funzionalitá;

§         il tentativo di inibire la memoria paradossalmente rafforza il nucleo persecutorio parassitario all'interno dell'Io che non ha piú vie di scampo e debe scegliere la destrutturazione e, da questa, la demenza.

 

Se riassumiamo gli aspetti essenziali del processo di conversione che equivale alla perdita della memoria, troveremo:

q       una struttura psicologicalegata ad una personalitá premorbosa piuttosto debole ed insicura, con aspetti ossessivi che, in una struttura di questo tipo, puó anche assumere aspetti e caratteristiche di dipendenza e di sottomissione;

q       un trauma che precede di circa un anno  i primi segni della malattia e che si caratterizza per essere in grado di colpire la struttira profonda dell'Io;

q       ne deriva una destrutturazione della capacitá adattive con perdita del senso di sé, del senso di valere e dell'autocoscienza;

q       il trauma resta inamovibile all'interno della struttura ioica come nucleo persecutorio che impedisce la scarica energetica che quindi si apre strada verso una rappresentazione marcata nel soma;

q       nasce cosí la conversione che ha le caratteristiche di essere permanente, inamovibile e capace di invadere e di disattivare sempre di piú le forze adattive dell'Io;

q       il soggetto vive, sia nel piano psichico che in quello fisico, di essere abitato da un eccesso inammissibile ed irriducibile  che porta alla percezione di uno stato non piú di angoscia, ma di terrore di fronte alla catastrofe;

q       la sindrome catastrofica si evidenzia come senso di ineluttabilitá che porta con sé una rinuncia alle difese ed un consegnarsi alle forze distruttive:

q       il nucleo persecutorio si distacca e si isola sempre di piú dalle altre rappresentazioni organizzate della vita psichica, diventando una rappresentazione intollerabile che la debolezza dell'Io non é capace di espellere e che, anzi, proprio perché riesce solo a spostarlo fuori dagli altri funzionamenti, paradossalmente lo rinforza e lo rende indistruttibile, anche se inammissibile;

q       l'incompatibilitá della rappresentazione mnestica diventa incompatibilitá nella sofferenza somatica che, come dice J.D. Nasio, non ubbidisce alle leggi del corpo reale.

 

 

 



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