Siamo esseri umani condizionati. In generale ogni pensiero è la risposta alla nostra base di memoria (il cervello) e , pertanto il pensiero è una risposta che proviene dall’esperienza. Se non avessimo un passato non avremmo pensiero, ma uno stato di amnesia.
Il passato è pensiero e, in questo modo, in quanto esiste il passato come pensiero, guiderà il nostro tempo in passato, presente e futuro.
Questo condizionamento è molto importante e necessario poiché, se non esistesse, non potremmo parlare gli uni con gli altri, non sapremmo trovare conoscenze necessarie per il vivere quotidiano.
Inoltre il pensiero è composto da una parte cosciente ed un’altra inconscia. Esistono certi avvenimenti di cui non abbiamo coscienza, rimangono cioè al di sotto del livello cosciente; possiamo percepire per intuizione o per un processo di intensa riflessione.
Nonostante che inizialmente ignoriamo l’importanza emotiva e vitale di qualche avvenimento, più tardi sorgono dall’inconscio oggetti originati da un secondo pensiero. Se consideriamo una persona che si trova in una stanza per un certo lasso di tempo e le chiediamo quello che ha visto, ci descriverà 15 o 20 oggetti a seconda della sua capacità di osservazione; se, invece, la stessa persona fosse ipnotizzata, sarebbe capace di ricordare molte più cose.
Tutto ciò che abbiamo udito resta impresso poiché l’inconscio è come un registratore che conserva non solo la voce della persona che parla, ma anche tutti i rumori e le altre voci dell’ambiente.
Inoltre il nostro cervello crea associazioni che, legati ad impulsi neuronali, restano tessute in una rete. Questi input sono stati chiamati neuroassociazioni che ci permettono, per esempio, di ricordare la nostra infanzia passando attraverso il ricordo della penna e della carta che l’ha suscitata.
Il cervello, restando condizionato dalle esperienze precedenti, agisce come sotto un’autoeccitazione, anche se cerca di mantenersi fedele ad una programmazione.
Ciò occupa praticamente tutte le sue capacità e funziona come se fosse un computer ed il suo condizionamento può essere considerato l’ IO.
Il cervello appartiene al corpo fisico ed è limitato nel tempo e nello spazio, mentre la coscienza è illimitata, non condizionata ed atemporale; entrambi sono indipendenti, ma interconnessi.
Il cervello, quando non è egocentrico, diventa strumento della coscienza.
In sostanza, esso, se fosse libero, dovrebbe rispondere alla coscienza.
Le nostre decisioni, quindi, sono determinate non da una libera volontà, ma da molteplici fattori del nostro Essere: impulsi ereditari, riflessi istintivi, formazione morale e molte altre inclinazioni che condizionano le scelte.
Il nostro cervello è olografico e si comporta come una lente che trasforma il mondo reale, il trascendente e l’illuminato in un mondo di apparenze. In questo modo, la memoria funziona da rinforzo, determinando il condizionamento. La Coscienza, così sottomessa, si identifica con le abitudini, con una storia condizionata e produce una falsa impressione di autoidentificazione.