Ippoterapia
tra mito e realtà riabilitativa.
Romeo Lucioni
Si può definire ippoterapia l’insieme degli interventi che un terapeuta )psicologo, educatore, psichiatra, neuropsichiatra infantile, ecc.) specializzato mette in atto utilizzando il cavallo per ottenere dei cambiamenti nel funzionamento neuro-muscolare, psico-affettivo, psico-cognitivo e nell’insieme degli assetti personologica, caratteriali e comportamentali che, per qualche motivo, creano disabilità.
Compito
dello specialista è controllare e modulare il rapporto tra cavallo e cavaliere,
agendo su entrambi per ottenere i risultati previsti da una programmazione
predefinita.
Vista
in questa ottica, l’ippoterapia si struttura come programma scientifico di
riabilitazione (per tale motivo si usa anche la denominazione di
“riabilitazione equestre” o “riabilitazione per mezzo del cavallo”) che,
quindi, deve prevedere:
-
criteri
di immissione;
-
programmi
di applicazione;
-
schemi o
scale di valutazione dei risultati.
Gli
obiettivi che si propone l’ippoterapia scientifica non sono solo riferiti al:
-
miglioramento
della autonomia neuro-motoria, psicomotoria ed anche quella cosiddetta di base;
-
raggiungimento
di una più elevata qualità della vita,
ma
si riferiscono alla crescita personale:
-
acquisizione
di modalità neuro-funzionali che permettono di recuperare l’equilibrio e la
coordinazione motoria grossa e fine che, per qualche motivo, risultano
deficitari;
-
contenimento
delle reazioni emotive (ansia libera) che, per aver acquisito qualità invasive,
interferiscono con il normale sviluppo psico-mentale;
-
accrescimento
delle valenze psico-affettive e psico-ralazionali che sono il fondamento per
una adeguata organizzazione dell’autostima, del senso di Sé e
dell’autosoddisfazione;
-
riorganizzazione
delle potenzialità cognitive e psico-mentali necessarie per un adeguato
funzionamento dei sistemi superiori che regolano le capacità
analitico-deduttive, organizzative nello spazio-tempo, del problem-solving e,
soprattutto, per il disimpegno comportamentale, relazionale e sociale.
Sarebbe
illusorio pensare che con il solo intervento ippoterapico si possano ottenere
risultati riabilitativi di questa portata e livello e, proprio per questo,la
riabilitazione equestre viene organizzata in maniera da integrare una riabilitazione
globale (che interessa le funzioni psicomotorie e neuro-funzionali insieme
a quelle psico-affettive e psico-cognitive) ed anche olistica in quanto
riferita alla specificità della persona e, quindi, necessariamente ritagliata
sui bisogni e sulle qualità del soggetto.
Nel
modello riferito ad una ippoterapia scientifica non è di minori importanza
l’aspetto educativo che non si limita ad ottenere il rispetto delle regole, ma,
al contrario, si apre ad una concezione ampia e variegata di una vera e propria
“mediazione educativa” che presuppone coinvolgimento per raggiungere
quel senso di sé integrato che rispetta l’autosoddisfazione, ma si fonda sui
principi timologici della reciprocità, dell’aiuto dei più deboli, della
riconoscenza, dell’altruismo, ecc.
Da
queste considerazioni si evince come l’ippoterapia sia stata strutturata sulla
base di esperienze psicoterapeutiche che tengono conto dei meccanismi mentali
dei pazienti, delle loro idiosincrasie, di quelle sfumature di linguaggio che
si evidenziano in un rapporto analitico che tiene conto del transfert e del
controtransfert, ma anche degli assestamenti psico-relazionali che il bambino
stabilisce con il suo destriero ed anche di quelli che derivano dal rapporto
con una figura mitico-simbolica tanto importante come quella del cavallo.
Per
comprendere meglio il significato dell’integrazione dell’ippoterapia in un programma
terapeutico-riabilitativo integrato possiamo ricordare che questo è stato
strutturato non solo sulle basi teoriche dello studio delle neuroscienze, della
psicologia e della psicoanalisi, ma, soprattutto, su fondamenti etici quali:
§
diritto
alle pari opportunità sia nell’ambito scolastico-educativo che sociale;
§
rispetto
della persona e dell’individuo nelle dinamiche relazionali;
§
sensibilizzazione
della società a dare ad ogni bambino la possibilità di crescere e di
autovalorizzarsi;
§
sviluppo
della solidarietà e della sussidiarietà intese, non come semplice “aiuto”, ma
come mezzo perché anche un disabile si riconosca come “soggetto” capace di
inserirsi attivamente nel proprio contesto familiare ed in quello scolastico e
sociale.
Su queste basi nel 1993 è stata organizzata la S.A.S. –Self
Activating System- che si compone di:
§ E.I.T. - “terapia di integrazione emotivo-affettiva” che tiene conto delle “parti sane” di ogni paziente che, quindi, non viene considerato per il quantum di patologia, ma come “persona”, essere umano completo al quale bisogna rimettere in moto le possibilità di crescita e di “guarigione”. È un programma terapeutico basato sulle conoscenze della psicodinamica, della psicoanalisi, della psicoterapia individuale e di gruppo, l’applicazione della musicoterapia, della eutonia, del Tai-chi-chuan, dello psicodramma, della terapia emotivo-espressiva. Mira al recupero dei prerequisiti necessari per permettere:
o
inserimento
nei programmi riabilitativi;
o
integrazione
nella scuola dell’obbligo;
o
utilizzazione
di attività di gruppo ludiche e/o sportive che devono fungere da area di lavoro
necessario ed indispensabile per raggiungere l’integrazione sociale che è il
vero obiettivo del recupero e della riabilitazione;
§ TyLA – tymology learning approach si tratta di un programma di riabilitazione che prevede quattro entrate: sviluppo senso-motorio, contenimento dell’emotività libera, sviluppo affettivo, integrazione delle funzioni cognitive, analitico-deduttive, problem solving e processi linguistico-comunicativi. L’utilità riabilitativa della TyLA verte sul suo interesse di affrontare le problematica in diverse aree funzionali della struttura psico-mentale:
q Contenere le risposte emotive esagerate e poco controllabili perché
sostenute da situazioni conflittive e/o disturbanti che si “organizzano”
soprattutto in maniera intrapsichica:
-
reazioni
abbandoniche
-
espressioni
dimostrative sostenute da sensi di frustrazione e di incapacità
-
crisi di
ansia e(o di angoscia determinate da stimoli insignificanti e/o rispondenti a
un “sistema rappresentazionale” abnorme e, quindi, incomprensibile e
non-condivisibile
q stimolare la funzione affettiva puntando decisamente al ripristino e/o
allo sviluppo di:
-
il senso
di sé
-
l’autovalorizzazione
attraverso
-
l’utilizzazione
delle iniziative personali
-
lo
sviluppo delle capacità individuali contro l’inibizione e le sensazioni
profonde di inadeguatezza
-
il
riconoscimento delle proprie “capacità”, percettive, deduttive e di
coordinazione motoria
-
l’utilizzazione
della “visibilità” del soggetto per migliorare le valenze della comunicazione
verbale e non verbale, espressa o empatica
-
lo
sviluppo del senso di desiderio, cercando di contenere, nel contempo, le
dinamiche del “piacere”
q allargare e ampliare le funzioni
mentali (cognitive ed
intellettive) fondate su:
-
attenzione
-
memoria
operativa
-
autocoscienza
-
comprensione
delle richieste
-
organizzazione
delle deduzioni del problem solving
q controllare i disordini comportamentali che si esprimono con:
-
ipercinesie
-
eccitazione
psicomotoria
-
atteggiamenti
oppositivi
-
esplosività
motoria e/o verbale
e sono sostenuti da:
-
sentimenti
egocentrici ed onnipotenti
-
predominanza
delle pressioni libidiche e legate ai “bisogni” istintivi
q
sviluppare
le funzioni immaginative che
fanno parte dell’ordine sociale in quanto richiedono la strutturazione di un
pensiero affettivo sostenuto dai vincoli relazionali, dai vissuti e dalle
memorie che partecipano a costituire una cultura, nella quale il soggetto si
scopre come “nome e cognome”, come “partecipante”, ma anche come “elemento
indispensabile” valorizzato e valorizzabile
q
organizzare
le potenzialità simboliche
che rappresentano l’integrazione del pensiero concreto ed affettivo con i
significanti elaborati dai processi di osservazione, di analisi, di deduzione e
di generalizzazione. In questa visione integrativa le idee e gli ideali si
fanno “corpo” e “discorso” passando a far parte della cosiddetta “normalità”.
Proprio in questo “meccanismo” la singolarità e la pluralità si intrecciano
strutturando vincoli che permettono l’interagire e l’arricchimento reciproco
tra soggettività e cultura, cioè di quell’ordine psico-dinamico che chiamiamo
“trama vincolare”.
§
IPPOTERAPIA
Fin dagli albori della civiltà il legame tra l’uomo ed il cavallo è sempre stato importante; in molti luoghi questi animali erano considerati sacri; tra i Sumeri, gli Egizi, i Celti, i Galli, i Greci ed i Romani il cavallo ha rivestito un proprio ruolo, non solo perché fosse, in pratica, l’unico mezzo di locomozione, ma anche per il legame affettivo che si stabilisce con il cavaliere.
Alcuni grandi generali sono stati sepolti con il loro destriero con il quale avevano partecipato a battaglie e/o a lunghe guerre. Interessante è anche ricordare come gli “indios” dell’America del Sud ed i “pellerossa” di quella del Nord, stabilivano un legame strettissimo, quasi simbiotico, con il loro cavallo, dal quale non si separavano mai, neppure durante la notte, e sono anche riportate pratiche masturbatorie attuate proprio perché l’animale si sentisse un tutt’uno con il suo “guerriero” che gli chiedeva immani sforzi e prestazioni straordinarie.
Il cavallo è sempre stato un elemento importante nella vita dell’uomo, sia come aiuto, come sostegno, come possibilità di ampliare l’area d’azione (viaggiare; muoversi rapidamente per controllare le mandrie; ecc.) e sviluppare la ricchezza della fantasia legata anche alle valenze mitologiche.
Da tutte queste considerazioni si può ben capire come sia stato facile passare ad utilizzare il cavallo per organizzare attività ludiche, ricreative ed anche terapeutiche. Se in un primo tempo si poteva pensare però che questa “utilità” del cavallo per svolgere pratiche terapeutico-riabilitative fosse piuttosto intuitiva ed anche quasi “augurabile” come “ultima spiaggia”, piano piano l’impiego è risultato più meditato assumendo i caratteri di una impostazione veramente scientifica.
In questo ordine di idee, anche l’archetipo proposto da Jung ha arricchito l’immagine del “destriero” come quella di “animale portatore” vincolata a quella della madre che… ci ha “portati in grembo”.
In questo modo il cavallo, “figlio della terra e del mare”, acquista e mantiene in sé un duplice valore mitico e simbolico che lo avvicinano alle figure genitoriali: il padre e la madre.
Nell’ippoterapia
si è sviluppato il concetto di un:
· cavallo intelligente che intuisce e capisce esattamente come si svolge la pratica, anticipando gli spostamenti a destra e/o a sinistra, ma anche “capendo” le indicazioni espressa verbalmente (per es.” andiamo da C a M” punti di riferimento nello schema spaziale) a tal punto che bisogna stare attenti che il cavallo non anticipi l’esecuzione degli ordini, togliendo al paziente la determinazione e l’iniziativa;
· cavallo mamma che ti porta, che ti “coccola” con il suo andare ondulatorio, capace di stimolare gli input limbici e le conseguenze ormonali (stimolo emotivo-istintivo);
· cavallo “eroe”, che è il “padre”, capace di far sviluppare le valenze relative all’iniziativa, al potere, alla ricerca, alla tenuta, alla costanza, all’impegno che, per molti aspetti, riassumono il concetto di oggetto fallico.
Questo legame tra oggetto seno- oggetto fallico ha permesso di sviluppare lo studio e la comprensione dell’oggetto diadico onnipotente o “oggetto genitoriale” (Lucioni, 1994) o “oggetto diadico primario” (Freud, 1989).
In queste dinamiche si sviluppano le relazioni complesse tra:
§ seno = contenitore e fonte di nutrimento che nei suoi aspetti onnipotenti assume valenze simbiotico-fusionali;
§ fallo = altra valenza onnipotente che, nello stimolare l’iniziativa, il potere, la decisionalità, dovrebbe fungere anche da controllo del “seno”, castrandone il desiderio di “.. ritorno all’utero” e le capacità di appropriarsi nei confronti del “potere paterno”.
Al di là di tutte le considerazioni psicoanalitiche e /o psicoterapeutiche, il lavoro che si svolge nel maneggio. in favore dei disabili è sempre un motivo di incontro e di confronto, la possibilità di stringere legami e creare “luoghi” dove sviluppare le potenzialità personali, ma, soprattutto, cercare i mezzi più idonei perché la disabilità si trasformi veramente in una ricchezza ed in una risorsa.
CONCLUSIONI
Il
trasferimento dei risultati ottenuti con la pratica riabilitativa globale ed
anche dei vissuti dei pazienti, a programmi strutturati nei quali partecipa, a
pieno diritto anche l’ippoterapia, diventa una possibilità concreta di
acquisire nuove conoscenze sul tema delle “pari opportunità” e di dare una
risposta concreta a quanto si va discutendo:
§
che fare
per l’handicap,
§
che
futuro per i disabili.
La disabilità psichica nell’infanzia, non
appare più come “malattia”, ma come obiettivo per affrontare il blocco dello
sviluppo psico-mentale di una “persona” che ha davanti a sé tutta una vita.
Ci
interroghiamo sull’emergere dello psichismo, del processo di umanizzazione,
sulla formazione di quei “fattori adattivi” che creano l’individuo e ne
determinano il destino.
Non
si tratta più di affrontare dei comportamenti inadeguati, ma di cercare il
valore etico di generare “forze intime”, sociali e relazionali che determinano
la qualità della vita dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.
Riconosciute
l’importanza e la dimensione del problema sorge automaticamente la necessità di
confrontarsi in un ampio raggio di esperienze e di culture per dare una
risposta ai bisogni, ma anche per strutturare una visione “globale” sul tema
della disabilità psichica e, soprattutto, per cercare una risposta concreta, utile
e strutturabile in un processo pragmatico di intervento.
Vale
la pena di riscoprire quella “poetica della vita” che dà senso, significato e
valore alla quotidianità dell’esistere e dell’incontrarsi.
La
“poetica” si collega strettamente alla “qualità”, ma, di fronte alla
disabilità, questa assume i caratteri della “eticità” e delle “pari
opportunità”, nel cui ambito bisogna tenere conto di:
§
centralità
della persona;
§
valutazione
funzionale e progetto globale di recupero;
§
terapia
relazionale;
§
riabilitazione
globale;
§
reinserimento
attivo familiare e sociale;
§
reintegrazione
familiare e sociale;
§
previsione
per una sistemazione futura nel rispetto dei ruoli.
torna a A.I.D.I.R.E.