ESPERIENZE DI IPPOTERAPIA

con gli ospiti del CSE di Saronno.

 

Romeo Lucioni, Riccardo Grassi, Carla Ferioli, Elisabetta Crippa,

Alessandra Cova, Leticia Lucioni, Anna Barizza

 

Sulla base dei risultati ottenuti in precedenti esperienze con altri CSE e quella attivata nel 2003 grazie alla collaborazione tra l’A.G.R.E.S. di Cislago e il Lion Club-Teatro di Saronno, l’Amministrazione della stessa città, per interessamento del Sindaco, Avv. Pierluigi Gilli, ha predisposto di continuare ad offrire ai “ragazzi” del CSE l’esperienza terapeutico-riabilitativa di IPPOTERAPIA  per un periodo di nove mesi, dal novembre 2003 al luglio 2004.

Con i responsabili del centro Agres, la supervisione del Dott. Romeo Lucioni, la collaborazione degli educatori del CSE e la partecipazione dei genitori e parenti, si è stilato un programma personalizzato sulle caratteristiche psico-fisiche e sulle problematiche di ognuno dei ragazzi prescelti.

L’idea iniziale era stata di offrire l’ippoterapia a tutti gli ospiti del CSE, ma, purtroppo, per alcuni si è dovuto presiedere per motivi di ordine strettamente medico-sanitario.

 

Le attività ippoterapiche prescelte sono state:

 

§          Ippoterapia medico riabilitativa che, eseguita in groppa, permette il recupero funzionale neuro-motorio, producendo: rinforzo della muscolatura del tronco e degli arti; recupero delle funzioni di regolazione e controllo dell’ordine visuo-motorio; sviluppo della coordinazione motoria fine e grossa.

§          La funzione di Pet Therapy, svolta dal cavallo risulta molto importante per agire da introduzione al desiderio che, inizialmente, è di tipo libidico-dipendente, ma, successivamente, si trasforma in partecipativo: il senso di appartenenza al gruppo, al setting, alla organizzazione che richiede compiti e ruoli di diverse figure che devono essere individuate, valorizzate, rispettate in un senso di reciprocità, di riconoscenza ed anche di altruismo.

§          Lavoro a terra, che mira a sviluppare l’organizzazione e la coordinazione motoria, ma, soprattutto, ad arricchire l’esperienza affettiva, attraverso il rapporto con l’animale. Questa attività è stata prevista anche per poter inserire dei ragazzi che, per loro problematiche (soprattutto fisiche), non avrebbero potevano essere messi in groppa per cavalcare.

§          Equitazione terapeutica o riabilitativa, sviluppata ponendo il ragazzo in groppa e cercando di riorganizzare le loro funzioni di orientamento spaziale, di coordinazione psico-motoria, di adeguamento ai compiti e, in special modo, per stimolare la ricompattazione del senso di sé, delle valenza attentive e volitive, la memoria procedurale e di rievocazione, l’auto-valorizzazione e l’auto-soddisfazione.

 

Osservazioni

 

1)  Aumento dei canali comunicativi e relazionali

Superate le logiche risposte di tensione e d’ansia, i ragazzi hanno attivato modelli comunicativi verbali e non verbali (qualcuno non parla) che sono serviti a trasmettere un profondo senso di soddisfazione e di partecipazione attiva.

§         L’ippoterapia è servita da stimolo per superare sensi d’inferiorità e d’inadeguatezza anche quando questi erano mimetizzati da espressioni di trasposizione. Paradigmatico è stato il caso di un ospite che ha abbandonato i suoi oggetti transizionale che gli permettevano dare forma ad un falso sé tanto valorizzato da essere utilizzato praticamente in continuazione.

§         La soddisfazione personale e l’auto-gratificazione hanno attivato le espressioni timiche (assiologiche), dimostrando con ampi sorrisi il loro piacere, ma, soprattutto, aumentando il desiderio di comunicare le proprie esperienze agli operatori.

§         Il pensiero organizzato sulla relazione e sulle funzioni affettive ha portato ad attivare le valenze volitive, dimostrando un attaccamento agli operatori, al setting, al cavallo, alle attività (mai nessuno si è rifiutato di lavorare).

 

2)  Inserimento nell’attività individuale e di gruppo.

L’organizzazione dell’E.I.T.-IPPOTERAPICA tiene conto delle necessità di arrivare ad un attivo lavoro di gruppo per stimolare le spinte alla socializzazione attraverso la visibilità, l’organizzazione spazio-temporale, il rispetto delle regole, il senso regolatore dell’integrazione in attività nelle quali predomina il rispetto delle regole, dei tempi d’esecuzione, delle priorità e dell’organizzazione temporo-spaziale.

Anche il lavoro in gruppo è importante per sviluppare il senso del rispetto dei tempi e delle reattività degli altri che sono la base per il feedback, l’interazione, il rispetto reciproco e, quindi, l’accettazione di tutte le dinamiche affettivi-relazionali.

 

3)  Sviluppo del problem solving.

La capacità di affrontare con spirito positivo, attivo e creativo la realtà del mondo circostante è una funzione fondamentale nell’organizzazione del senso di valere e di essere adeguati ai compiti ed alle funzioni.

L’ippoterapia è estremamente utile in questo ambito perché:

§         l’attività della guida richiede attenzione concatenazione dei movimenti, coordinazione oculo-manuale, ma soprattutto uno spiccato senso di potere.

§         i ragazzi disabili tendono ad una vita passiva, di dipendenza ed anche simbiotica, per cui rompere la catena della disabilità affettiva induce a credere in se stessi, ai propri obiettivi di cambiamento e, soprattutto, una volontà di assumere le proprie responsabilità, il proprio destino e … le redini della propria esistenza;

§         nell’ippoterapia, il problem solving è presente ad ogni curva: in continuazione il cavaliere deve prendere delle decisioni, deve scegliere e, quindi, deve mettersi in gioco, affrontare il giudizio proprio e dei terapisti.

 

4)  Migliorare la capacità dell’uso degli strumenti.

Nell’ippoterapia gli strumenti-attrezzi non sono molti, ma bisogna impararne la denominazione esatta, l’uso preciso e consono; è necessario un continuo sforzo mnesico che attiva le funzioni analitico-deduttive, cognitive ed intellettive.

 

5)  Migliorare le coordinazioni di base per riorganizzare la conoscenza dello schema corporeo.

L’ippoterapia stimola queste funzioni inserendole anche in un’organizzazione spazio-temporale che include: il sé, il cavallo, la terapista e l’ambito del maneggio.

Le esperienze percettive legate ai movimenti del cavallo si integrano con i comandi e le raccomandazioni della terapista. Si organizza, in questo modo, una complessa interazione che stimola lo sviluppo analitico-deduttivo, l’elaborazione linguistica e, di conseguenza, tutta la struttura cognitiva.

 

Commento sull’esperienza ippoterapica con il CSE

 

L’avvio della collaborazione tra Comune di Saronno, CSE e A.G.R.E.S.-IPPOTERAPIA non ha richiesto particolari attenzioni o impegno; grazie alla disponibilità ed alla collaborazione di tutti i responsabili che hanno anche accolto positivamente le preoccupazioni e le propositività dei genitori e/o dei tutori.

Le prime difficoltà d’adattamento sono state veramente poco significative anche se va sottolineata la professionalità e l’esperienza dei terapisti impegnati e dei cavalli che si sono dimostrati sempre adeguati e pronti ad affrontare ogni tipo di necessità e/o di difficoltà.

§           Particolarmente interessante è stato l’abbandono, da parte dei ragazzi, d’idiosincrasie negative, d’atteggiamenti ripetitivi, d’organizzazioni mentali improntate a falso sé.

§           L’incontro con il cavallo è stato motivo d’integrazione con la realtà propria e degli altri. Tutti i ragazzi hanno scoperto le loro potenzialità recondite ea7o nascoste. Qualcuno ha accettato tanto le esperienze che ha chiesto ai genitori di raddoppiare il tempo delle sedute.

§           Alcuni ragazzi hanno cominciato a svolgere l’attività a terra dimostrando molta dedizione, attenzione, volontà e precisione. Sono arrivati anche ad esperienze di desiderio di poter cavalcare e, puntualmente, sono stati soddisfatti anche se questa pratica era poco indicata visto il loro considerevole peso corporeo.

§           In linea di massima tutti i ragazzi hanno tratto notevoli benefici nell’ordine di:

o          capacità relazionale;

o          comunicazione verbale e non verbale;

o          autonomia nella gestione delle esperienze ippoterapiche;

o          sviluppo della forza muscolare e della coordinazione;

o          organizzazione spazio-temporale con buon adeguamento dello schema corporeo in un ambito più ampio e relazionale;

o          attitudini operative e del problem solving che hanno aumentato il senso di sé, il senso d’autosufficienza e d’autosoddisfazione.

 

L’esperienza ippoterapica come momento trasformazionale

 

Il lavoro ippoterapico ha portato a sviluppare le potenzialità-qualità dei ragazzi e, quindi, a riscoprire le loro capacità funzionali nell’ordine di:

o          rilassamento e possibilità d’autocontenersi;

o          affrontare senza ansie e/o tensioni problemi decisionali e di problem solving;

o          rappresentare i contenuti mentali, permettendo di capire le dinamiche personali e quelle implicite nelle relazioni;

o          saper riferire e/o drammatizzare le proprie esperienze, facilitando, quindi, l’organizzazione analitico-deduttiva;

o          sviluppare tensioni immaginarie per una vita migliore, arricchita di possibilità e di pari opportunità;

o          accettare la visibilità del sé e degli altri, senza remore egoistiche, egocentriche e/o determinate da vergogna, da falso sé, da elaborazioni fantastico-deliranti.

 

L’esperienze messa in atto ha permesso di verificare i cambiamenti personologica attraverso:

o          evitare l’erotizzazione del gesto, del comportamento, del pensiero e della coscienza;

o          crescere nelle dinamiche dell’altruismo e della condivisione;

o          scoprire l’altruità come risorsa, oltre che come piacere di farsi vedere, di osservare e di vivere la soddisfazione insita nella relazione (scoperta degli affetti e dei valori);

o          sviluppare la reciprocità e la riconoscenza come fondamenti per una buona qualità del vivere;

o          sperimentare come il rapporto aiuta a crescere e ad arricchire le esperienze e la poetica della vita;

o          accettare il confronto senza vergogna, abbandonando le paure e le conseguenti tendenze aggressive e/o distruttive;

o          abbandonare la fobia di sbagliare e l’angoscia di scoprirsi inadatti;

o          accettare la propria identità nello stesso momento che si impara che il crescere significa anche perdere per poter avanzare ed acquisire il proprio valore.