IPPOTERAPIA E RIABILITAZIONE

 

Romeo Lucioni – Carla Ferioli – Elisabetta Crippa

 

La riabilitazione a mezzo del cavallo, più comunemente nota come ippoterapia, da qualche anno e, soprattutto nei centri specializzati, si è inscritta a pieno titolo in quella che è stata chiamata “nuova sistematica assistenziale e riabilitativa”.

La complessa attività che si sviluppa con l’uso del cavallo ha ormai raggiunto un alto livello di specializzazione ed è entrata a far parte di quegli interventi terapeutico-riabilitativi globali che vengono utilizzati per affrontare le problematiche non solo fisiche e/o neuromotorie, ma anche quelle nelle quali i problemi fisici (sindrome di Joubert; X-fragile; ACC; down; microcefalia; ecc.) si intrecciano fortemente con quelli psichici.

Per questo la pratica si è specializzata anche nell’affrontare problematiche anche più specificamente psico-affettive e/o psico-cognitive ed in special modo: l’autismo, le ipercinesie, i disturbi dello sviluppo, l’Asperger, le psicosi infantili.

 

Nella attività ippoterapica si evidenziano diverse metodiche:

 

§          Ippoterapia medico riabilitativa che, eseguita in groppa, permette il recupero funzionale neuro-motorio, producendo: rinforzo della muscolatura del tronco e degli arti; recupero delle funzioni di regolazione e controllo dell’ordine visuo-motorio; sviluppo della coordinazione motoria fine e grossa.

§          La funzione di Pet Therapy, svolta dal cavallo risulta molto importante per agire da introduzione al desiderio che, inizialmente, è di tipo libidico-dipendente, ma, successivamente, si trasforma in partecipativo: il senso di appartenenza al gruppo, al setting, alla organizzazione che richiede compiti e ruoli di diverse figure che devono essere individuate, valorizzate, rispettate in un senso di reciprocità, di riconoscenza ed anche di altruismo.

§          Lavoro a terra, che mira a sviluppare l’organizzazione e la coordinazione motoria, ma, soprattutto, ad arricchire l’esperienza affettiva, attraverso il rapporto con l’animale. Questa attività è stata prevista anche per poter inserire dei ragazzi che, per loro problematiche (soprattutto fisiche), non avrebbero potevano essere messi in groppa per cavalcare.

§          Equitazione terapeutica o riabilitativa, sviluppata ponendo il ragazzo in groppa e cercando di riorganizzare le loro funzioni di orientamento spaziale, di coordinazione psico-motoria, di adeguamento ai compiti e, in special modo, per stimolare la ricompattazione del senso di sé, delle valenza attentive e volitive, la memoria procedurale e di rievocazione, l’auto-valorizzazione e l’auto-soddisfazione.

 

Osservazioni

Nella pratica terapeutico-riabilitativa, l’ippoterapia è servita a indurre nuovi processi funzionali:

 

1)  Aumento dei canali comunicativi e relazionali

Superate le logiche risposte di tensione e d’ansia, i ragazzi hanno attivato modelli comunicativi verbali e non verbali (qualcuno non parla) che sono serviti a trasmettere un profondo senso di soddisfazione e di partecipazione attiva.

§         L’ippoterapia serve da stimolo per superare sensi d’inferiorità e d’inadeguatezza anche quando questi erano mimetizzati da espressioni di trasposizione. Paradigmatico è stato il caso di un ospite che ha abbandonato i suoi oggetti transizionale che gli permettevano dare forma ad un falso sé tanto valorizzato da essere utilizzato praticamente in continuazione.

§         La soddisfazione personale e l’auto-gratificazione attivano le espressioni timiche (assiologiche), ed i ragazzi dimostrano la loro soddisfazione con ampi sorrisi, ma, soprattutto, aumentando il desiderio di comunicare agli operatori le proprie esperienze.

§         Il pensiero, organizzato sulla relazione e sulle funzioni affettive, porta ad attivare le valenze volitive, stimolando un attaccamento agli operatori, al setting, al cavallo, alle attività (sono pochi quelli che si rifiutano di lavorare).

 

2)  Inserimento nell’attività individuale e di gruppo.

L’organizzazione dell’ippoterapia tiene conto delle necessità di arrivare ad un attivo lavoro di gruppo per stimolare le spinte alla socializzazione attraverso la visibilità, l’organizzazione spazio-temporale, il rispetto delle regole, il senso regolatore dell’integrazione in attività nelle quali predomina il rispetto delle norme, dei tempi d’esecuzione, delle priorità e dell’organizzazione temporo-spaziale.

Anche il lavoro in gruppo è importante per sviluppare il senso del rispetto dei tempi e delle reattività degli altri che sono la base per il feedback, l’interazione, la reciprocità e, quindi, l’accettazione di tutte le dinamiche affettivi-relazionali.

 

3)  Sviluppo del problem solving.

La capacità di affrontare con spirito positivo, attivo e creativo la realtà del mondo circostante è una funzione fondamentale nell’organizzazione del senso di valere e di essere adeguati ai compiti ed alle funzioni.

L’ippoterapia è estremamente utile in questo ambito perché:

§         l’attività della guida richiede attenzione concatenazione dei movimenti, coordinazione oculo-manuale, ma soprattutto uno spiccato senso di potere.

§         i ragazzi disabili tendono ad una vita passiva, di dipendenza ed anche simbiotica, per cui rompere la catena della disabilità affettiva induce a credere in se stessi, ai propri obiettivi di cambiamento e, soprattutto, una volontà di assumere le proprie responsabilità, il proprio destino e … le redini della propria esistenza;

§         nell’ippoterapia, il problem solving è presente ad ogni curva: in continuazione il cavaliere deve prendere delle decisioni, deve scegliere e, quindi, deve mettersi in gioco, affrontare il giudizio proprio e dei terapisti.

 

4)  Migliorare la capacità dell’uso degli strumenti.

Nell’ippoterapia gli strumenti-attrezzi non sono molti, ma bisogna impararne la denominazione esatta, l’uso preciso e consono; è necessario un continuo sforzo mnesico che attiva le funzioni analitico-deduttive, cognitive ed intellettive.

 

5)  Migliorare le coordinazioni di base per riorganizzare la conoscenza dello schema corporeo.

L’ippoterapia stimola queste funzioni inserendole anche in un’organizzazione spazio-temporale che include: il sé, il cavallo, la terapista e l’ambito del maneggio.

Le esperienze percettive legate ai movimenti del cavallo si integrano con i comandi e le raccomandazioni della terapista. Si organizza, in questo modo, una complessa interazione che stimola lo sviluppo analitico-deduttivo, l’elaborazione linguistica e, di conseguenza, tutta la struttura cognitiva.

 

Commento sull’esperienza ippoterapica.

L’avvio di ogni programma di ippoterapia non richiede di particolari attenzioni o impegno. Le prime difficoltà d’adattamento risultano veramente poco significative anche se va sottolineata la professionalità e l’esperienza dei terapisti impegnati e dei cavalli (che ricevono sempre una adeguata preparazione per ogni attività) che si dimostrano sempre adeguati e pronti ad affrontare ogni tipo di necessità e/o di difficoltà.

§           Particolarmente interessante è stato l’abbandono, da parte dei ragazzi, d’idiosincrasie negative, d’atteggiamenti ripetitivi, d’organizzazioni mentali improntate a falso sé.

§           L’incontro con il cavallo è sempre motivo d’integrazione con la realtà propria e degli altri. I ragazzi scoprono le loro potenzialità recondite. Qualcuno ha accettato tanto le esperienze che ha chiesto ai genitori di raddoppiare il tempo delle sedute.

§           Alcuni ragazzi cominciano a svolgere l’attività a terra dimostrando molta dedizione, attenzione, volontà e precisione. Sono arrivati anche ad esperienze di desiderio di poter cavalcare e, puntualmente, si cerca di soddisfarle anche se questa pratica a volte é poco indicata per il considerevole peso corporeo o per altre motivazioni di ordine medico-sanitario.

§           In linea di massima tutti i ragazzi hanno tratto notevoli benefici nell’ordine di:

o          capacità relazionale;

o          comunicazione verbale e non verbale;

o          autonomia nella gestione delle esperienze ippoterapiche;

o          sviluppo della forza muscolare e della coordinazione;

o          organizzazione spazio-temporale con buon adeguamento dello schema corporeo in un ambito più ampio e relazionale;

o          attitudini operative e del problem solving che hanno aumentato il senso di sé, il senso d’autosufficienza e d’autosoddisfazione.

 

L’esperienza ippoterapica come momento trasformazionale.

Il lavoro ippoterapico ha portato a sviluppare le potenzialità-qualità dei ragazzi e, quindi, a riscoprire le loro capacità funzionali nell’ordine di:

o          rilassamento e possibilità d’autocontenersi;

o          affrontare senza ansie e/o tensioni problemi decisionali e di problem solving;

o          rappresentare i contenuti mentali, permettendo di capire le dinamiche personali e quelle implicite nelle relazioni;

o          saper riferire e/o drammatizzare le proprie esperienze, facilitando, quindi, l’organizzazione analitico-deduttiva;

o          sviluppare tensioni immaginarie per una vita migliore, arricchita di possibilità e di pari opportunità;

o          accettare la visibilità del sé e degli altri, senza remore egoistiche, egocentriche e/o determinate da vergogna, da falso sé, da elaborazioni fantastico-deliranti.

 

L’esperienze messa in atto ha permesso di verificare i cambiamenti personologica attraverso:

o          evitare l’erotizzazione del gesto, del comportamento, del pensiero e della coscienza;

o          crescere nelle dinamiche dell’altruismo e della condivisione;

o          scoprire l’altruità come risorsa, oltre che come piacere di farsi vedere, di osservare e di vivere la soddisfazione insita nella relazione (scoperta degli affetti e dei valori);

o          sviluppare la reciprocità e la riconoscenza come fondamenti per una buona qualità del vivere;

o          sperimentare come il rapporto aiuta a crescere e ad arricchire le esperienze e la poetica della vita;

o          accettare il confronto senza vergogna, abbandonando le paure e le conseguenti tendenze aggressive e/o distruttive;

o          abbandonare la fobia di sbagliare e l’angoscia di scoprirsi inadatti;

o          accettare la propria identità nello stesso momento che si impara che il crescere significa anche perdere per poter avanzare ed acquisire il proprio valore.

 

COMMENTO

 

Gli elementi riabilitativo-terapeutici dell’ippoterapia richiedono un’analisi appropriata e precisa per essere adattati, in forma personalizzata, a ciascun allievo. L’uso di un determinato cavallo e delle sue spinte dinamiche nelle tre direzioni dello spazio (dx-sin; alto-basso; avanti-indietro) è valutato accuratamente da un fisiatra che tiene conto anche delle limitazioni neuro-artro-muscolari per tracciare il programma terapeutico. Nello sviluppo dell’intervento si valutano anche le possibilità di passare dal “passo”, al “trotto” e al “galoppo”, oltre che la velocità di esecuzione di ognuno di essi, non solo come possibilità fisica di evoluzione, ma anche come crescita psichica del “senso di potere”.

Se questo iter è specifico per affrontare i deficit fisici (paraplegie, tetraplegie, spasmi muscolari, atresie cerebellari ed anche cecità), bisogna tenere in conto anche delle disabilità psichiche (autismo, psicosi, sindrome di Down e dell’ X-fragile) che rappresentano più o meno il 50 % dei casi seguiti nell’ A.G.R.E.S. e delle “reazioni” che accompagnano, in maggior o minor misura, anche i disturbi neuro-motori.

Possiamo considerare che le disabilità psichiche e fisiche portano ad un disadattamento se non ad una destrutturazione dell’ Io. Questa funzione psichica si presenta come debole e/o inadeguata alle necessità della vita di relazione. A volte l’ippoterapia è fatta precedere da una serie di sedute proprio per favorire un adattamento psico-fisico al lavoro con il cavallo e, quindi, evitare inserimenti che siano subito difficili, inutili o prematuri.

La ristrutturazione dell’ Io è particolarmente importante per superare quel “falso Sé”, quegli elementi d'auto-svalorizzazione e di rifiuto a considerare le proprie capacità (assolute, relative e/o residue) per rifugiarsi in atteggiamenti regressivi.

Il rapporto con il cavallo è un elemento molte volte straordinario per poter recuperare il senso del “reale” e la coscienza delle proprie capacità psicomotorie, di reazione ed anche volitivo-affettive; esso è favorito dal coinvolgimento delle terapiste che, grazie alla loro lunga esperienza “terapeutica”, riescono a cogliere subito sia i momenti di debolezza e di scoraggiamento, che richiedono un supporto; sia le attitudini corrette che devono essere utilizzate per spronare verso mete sempre più alte ed importanti.

 

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