RIABILITAZIONE, E.I.T. ED EUTONIA
Romeo Lucioni
I principi della eutonia rispondono ad una nuova coscienza della medicina che contempla non solo i sintomi di eventuali patologie (malattie), ma il soggetto visto nella sua globalità e complessità. Questa concezione olistica riconosce l’intima relazione tra soma, psiche, vissuti e relazioni interpersonali e sociali.
Il
soggetto risulta espressione del funzionamento somatico, psichico e relazionale
che crea intrecci ed influenze reciproche che portano al risultato di una
massima efficienza.
Tra
i grandi creatori di una nuova coscienza dell’uomo emerge Gerda Alexander che
ha strutturato la concettualizzazione di una “unità psicofisica dell’essere
umano” che ha chiamato “eutonia”.
La
compenetrazione di tutti gli elementi che compongono la “unità psicosomatica”
porta ad un ampliamento della coscienza che deriva anche dal fatto di
non tendere alla soppressione di tensioni, ma, al contrario, come dice
l’etimologia della parola (dal greco eu = bene, corretto, armonico e tonos
= tensione), all’armonizzazione delle tensioni ed al raggiungimento di un
equilibrio armonico.
Gli
obiettivi dell’eutonia tendono a che l’uomo:
-
raggiunga
la propria essenza che è nascosta dalle abitudini e dalle esigenze dell’ambito
personale e sociale;
-
attui in
forma creativa, rispettando la propria natura, i propri bisogni e diritti.
Questi
sono stati tracciati nell’ambito della ricerca NI-AMAMI (Network Internazionale
contro gli Abusi ed i Maltrattamenti dei Minori) e rispecchiano la spinta verso
una personalità individuale attraverso i mezzi indicati dal creatore
dell’eutonia:
-
coscienza
del corpo;
-
variazioni
volontarie del tono;
-
tecniche
di contatto e di irradiazione;
-
contatto
spaziale;
-
stiramento;
-
ricerca
della zona di irradiazione al di là del limite visibile dello spazio corporeo;
-
compenetrazione
di ogni segmento della pelle con spazi interni che includono vasi sanguigni,
ossa e articolazioni.
Con
piccoli sforzi si ottengono massimi effetti, nel rispetto del principio base
dell’eutonia che è “riattivazione della coscienza della natura essenziale”.
Nella
sua complessità teoretica l’eutonia si avvicina all’approccio
psicologico-psicoanalitico, organizzandosi però partendo dalla percezione e dal
linguaggio del corpo. Questa espressione che è stata chiamata “somato-analisi”
(J.G. Henrotte) si riallaccia anche alla scuola di Georg Groddeck e Wilhelm
Reich e porta a considerare come nella pratica della psico-analisi si osservano
frequentemente una trasformazione profonda della coscienza del proprio corpo,
così come, nell’espressione profonda delle sensazioni e del movimento, si
osservano spesso importanti trasformazioni psicologiche.
Anche
le esperienze con l’ E.I.T. (Terapia di Integrazione Emotivo-affettiva (Lucioni
R.) l’integrazione motoria con le funzioni emotiva, affettiva e cognitiva porta
ad una profonda trasformazione dell’atteggiamento psico-mentale verso di Sé,
verso l’Altro e verso il mondo, riportando il soggetto nel cammino dello
sviluppo e/o del ripristino funzionale globale.
Gerda
Alexander insiste sul principio di “svegliare la persona” portandola a:
-
distendersi
senza isolarsi;
-
condividere
la presenza degli altri senza diminuire la propria;
-
integrarsi
in un gruppo senza perdere la propria individualità.
Non
si tratta di riconoscere nel proprio sistema muscolare un “tono” considerato
“normale”, ma di ritrovare l’armonia e la flessibilità perse per effetto di
fissazioni e di coazioni ripetitivo-ossessive.
§
L’aspetto
pedagogico insito nell’eutonia è quello di sviluppare nel paziente-alunno la
capacità di osservare il proprio corpo e le sue reazioni, di distinguere tra
immaginazione e sensazione reale, di non lasciarsi trascinare da fantasie che
risultano sempre pericolose o dannose.
§
L’esperienza
di ogni pensiero, pur astratto che sia, ha una ripercussione concreta sul soma.
§
I
sentimenti (ansia, paura, gioia, ecc.) vanno uniti a cambiamenti corporei
(ritmo cardiaco, pressione sanguigna, temperatura, reazioni viscerali, ecc.);
§
Le
sensazioni variano a seconda dello stato generale, così, per es., un ipotonico
potrà sentire il piede più leggero, mentre un ipertonico lo sentirà pesante.
Da
questo si evince che l’eutonia, nel suo lavoro terapeutico-pedagogico:
Le
ricerche più moderne sull’eutonia fanno di questa una neuro-psico-fisiologia
; il campo di studio riguarda le reazioni tra tensioni psichiche e fisiche con
le modificazioni funzionali del sistema nervoso gamma e delle regioni
limbiche del cervello, prima fra tutte l’ipotalamo. Va ricordato che questi
studi prendono l’avvio dalle ricerche di Granit e Koda (1945) che hanno portato
alla valorizzazione del “tono psichico”, della “psicomotricità” e della
“immagine corporea”.
L’applicazione
dei principi dell’eutonia d’accordo con i fondamenti della timologia, della
psicoanalisi e della psicodinamica, hanno portato l’ E.I.T. – Terapia di Integrazione
Emotivo-affettiva – a proporsi come intervento terapeutico-riabilitativo
globale ed olistico.
Globale: si riferisce al fatto di avvicinarsi
al paziente come soggetto e, quindi, a
tutte le sue componenti funzionali:
fisiche (motorie, sensoriali, sensitive e
vegetative), emotive (libidiche ed
istintive), affettive (senso di sé, autostima,
inter-soggettività e vissuti consci ed
inconsci), cognitive (analitico-deduttive,
del problem solving,
dell’apprendimento), sociali (rapporti intrafamiliari e
sociali).
Olistico: in rapporto con il soggetto che è
vitalità unica, indivisibile,
specificamente attrezzata per essere un
Sé libero ed indipendente,
riconoscendo che la persona costituisce
un caso particolare, risultato delle
sue caratteristiche e della sua
peculiare storia..
Questa
modalità psico-neuro-linguistica ha permesso di superare la frattura tra
soma e psiche, ma anche tutte quelle discrasie che derivano dalla
contrapposizione tra il concetto di sindrome-malattia e quello di persona, di
soggetto, di cittadino con pari diritti e pari opportunità.
In
questo modo, ogni soggetto trova uno spazio per un dialogo con sé e con gli
Altri, nel quale si strutturano ponti relazionali, ma anche punti di incontro
per comprendersi, per trasmettersi valenze positive centrate sulla volontà di
essere, sulla certezza di valere, sulla volontà di cambiare nel senso di
riuscire a trovare dentro di sé una pienezza che è la possibilità di utilizzare
tutte le potenzialità personali.
In
questo senso l’ E.I.T. utilizza l’eutonia, l’ascolto, la visibilità, il
linguaggio e permette di trovare finalmente quello spiraglio funzionale,
emotivo e affettivo, che spinge a cambiare, che permette di modificare la
propria organizzazione psico-mentale , ma anche la propria struttura
neuro-motoria e psico-motoria.
Negli
ultimi anni si sta rafforzando l’idea di poter utilizzare la plasticità
cerebrale, la modificabilità, quindi, dei circuiti neuronali, per introdurre
cambiamenti persistenti di determinati funzionamenti sia psico-mentali che
neuro-motori.
Per meglio centrare il problema e proporre alla discussione una problematica che non è sicuramente ancora chiarita e/o sufficientemente indagata, possiamo proporre alcuni casi clinici.
1)
–
Sindrome di Joubert
Una bambina di quattro anni cominciava la terapia di integrazione emotivo-affettiva nella quale si cercava specificamente l’obiettivo del recupero senso-motorio. La bambina era totalmente incapace di muoversi e reagiva molto poco agli stimoli, ma sembrava dimostrare una forza interiore incrollabile ed un desiderio di mettersi in contatto.
Si
cominciò a lavorare secondo i principi della eutonia e si raggiunsero buoni
risultati di recupero che arrivarono a sorprendere quando la bambina cominciò a
controllare le “esplosioni motorie” per cui i movimenti cominciarono ad essere
un poco più armonici e si giunse alla stazione eretta.
Questo
traguardo non attivò particolarmente la volontà di crescere, ma, nonostante
tutto, si raggiunsero i primi passi e poi la deambulazione.
Ai
sette anni la bimba entrò nella scuola normale dimostrando buone capacità di
comprensione e di elaborazione, pur con tutte le limitazioni motorie delle mani
e dell’apparato fono-articolare.
I
progressi sono stati costanti ed oggi, raggiunti i dodici anni, si vedono
ancora molti miglioramenti nella coordinazione motoria degli arti inferiori
(camminare, calciare, salire le scale) e di quelli superiori (recupero della
forza delle dita, abbastanza evidenti i miglioramenti nella coordinazione
fine).
Il
linguaggio è limitato a tre vocali e a suoni riferiti a situazioni per mutua
condivisione.
Sorprende
ancora come la bambina abbia potuto recuperare la coordinazione motoria pur
avendo in sé una anatomia cerebellare profondamente compromessa.
2)
–
Sindrome dell’ X-fragile
Un bambino di cinque anni arriva al nostro centro con questa diagnosi (confermata con l’indagine sul cariotipo) che, per la nostra esperienza, comporta una alterazione funzionale importante per quanto riguarda il controllo della scarica emotiva.
Il
bambino dimostra una emotività libera ed incontrollata che riverbera sul corpo
producendo: scialorrea, rinorrea, pianto emotivo con abbondante lacrimazione.
Per ogni più insignificante stimolo, il bambino si trasforma in una maschera
inguardabile e si contano a decine i fazzoletti di carta che devono essere
usati per pulirlo durante una sola seduta di terapia E.I.T..
Il
lavoro viene centrato su un modello di stimolazione controllata (più di cento
esercizi) che riguarda: la psicomotricità, la relazione interpersonale, il
lavoro di gruppo e l’ippoterapia.
Il
bambino reagisce in maniera veramente importante e, dopo quasi un anno di
terapia, le crisi emotive sono del tutto controllate, anche se è ancora
presente una tensione più alta del normale che però non compromette la
partecipazione ad attività di gruppo.
Particolare
impegno è stato posto sullo sviluppo psico-mentale, cognitivo e
dell’apprendimento, con risultati veramente ottimi, a tal punto che in questa
area il nostro bambino (il prossimo anno inizierà le scuole) si dimostra del
tutto nella norma.
3)
–
Tetraparesi spastica
Siamo
di fronte ad una ragazza di venti anni che da circa cinque segue i programmi di
ippoterapia. La sua volontà di crescere e di migliorare è forse la molla principale
che l’ha sempre sostenuta anche quando, durante la seduta di ippoterapia,
bastava accelerare un poco l’andatura
al passo del cavallo per provocare clonie che la scuotevano in tutto il corpo.
Gli
istruttori ed i responsabili della riabilitazione equestre, di fronte a questo
quadro ed in accordo con il medico del Centro, hanno deciso di non demordere e
di continuare misurandosi con la disabilità e l’impedimento neuro-muscolare.
La
caparbietà e la certezza che dà l’esperienza dei trattamenti eutonici hanno
avuto il sopravvento ed ora la nostra brava cavallerizza può trottare,
galoppare e … pochi giorni fa ha partecipato alla sua prima gara equestre di
tecnica mista: passo, trotto, galoppo, gimkana e, naturalmente, anche salto
degli ostacoli.
Si
potrebbe continuare a raccontare su questi “miracoli” (sono infiniti i casi che
abbiamo potuto osservare anche perché si è lavorato molto con pazienti
alzheimer e parkinsoniani) che sicuramente non lo sono se solo crediamo in ciò
che usiamo fare nell’ambito del recupero e della riabilitazione globale ed
olistica, sempre sorretti dalla certezza che … “volendo si può”.
Alexander Gerda:
Eutonia; Paidos, 1991.
Granit, R.: Receptors and Sensory Perception. New
Haven, 1955.
Groddeck, G.: Il
linguaggio dell’Es. Adelphi, 1980.
Groddeck, G.: Du ventre humain et de son âme. Nouvelle revue de
psychanalyse, 3, 1971.
Groddeck, G.: La maladie l’art et le symbole. Parìs,
Gallimard.
Henrotte, J.G.:
Prefazione in : Gerda Alexander: Eutonia; Paidos, 1991.
Henrotte, J.G.: Yoga et biologie. Atomes, 24, 1969.
Reich, W.: La funciòn del orgasmo, 6a. ed., Bs. As.,
Paidòs, 1977.
Rosenberg, A.:
Ubicaciòn espiritual de la eutonia. Prefazione in: Gerda Alexander: Eutonia;
Paidos, 1991.
torna a A.I.D.I.R.E.