PRESIDIO DIURNO DI TERAPIA E RIABILITAZIONE:

qualità, benessere, cambiamento.

 

Romeo Lucioni – Loredana Reddavide

 

Analizzando i passi percorsi in una gestione lunga, ma trascorsa con la velocità di un lampo proprio perché ricca di “fare”, di scegliere, di programmare, di una quotidianità volta a superare quesiti che sempre si “traducono” in problemi da affrontare, si evidenzia una predisposizione declinata come frase fatidica: “… è necessario cambiare”!

 

Nel rispetto di una abitudine a servire e a donare “pari opportunità”, si è sempre agito nel rispetto del Soggetto, non solo “per lui”, ma “con lui”.

Nella “volontà di far bene”, sembra quasi di acquisire dimensioni utopiche o velleitarie, ma nello stilare un bilancio consuntivo, valutando i punti positivi e quelli negativi, l’utopia diventa “verità”.

 

Questa è per noi quasi sinonimo di realtà, di concretezza, di progettualità che diventa “cosa” tangibile, misurabile, quantificabile. La nostra utopia si è fatta realtà nel PRESIDIO però, per noi è, soprattutto, sinonimo di rinnovamento mentale, di crescita psichica che si evidenzia in ciò che riconosciamo come “psicodinamica-educativa” nella dimensione di nuove modalità relazionali o sociali.

Le tappe del rinnovamento e della crescita ci hanno avviato in quella che è data chiamare “dinamica della qualità” e “qualità totale” e, in questa dimensione, consideriamo:

               un conto strutturale

               un conto processuale

               un conto relazionale.

 

Analizzando i contenuti positivi e negativi di una gestione, troviamo nella relazione, la dimensione più vera, più ponderata ed anche più significativa di quelle prospettate dalla utopia iniziale che si dimensiona nella verità finale.

Nell’atmosfera della qualità totale abbiamo vigorosamente privilegiato il “feedback” per trasformare i nostri “utenti” in “clienti”, così come vuole la strategia più corretta.

Questa posizione pragmatico-culturale risulta fondamentale per trasformare gli “utenti” fruitori di determinati “servizi offerti”, in “clienti” capaci di influenzare  proposte divenute “commerciali”.

Se nella dimensione di “utente” il Soggetto può solo essere contento o scontento delle prestazioni ricevute (rispettando dinamiche relative ed anche, talora, falsificate da prospettive di sudditanza), nella dinamica dei rapporti con “un cliente”  il paziente si trasforma in soggetto capace di incidere sul flusso delle risorse che mantengono in vita l’organizzazione.

 

La ricerca della “qualità globale” rompe con le inerzie autoreferenziali e con la “vanagloria dell’efficientismo” per strutturare “efficacia ponderata” capace di qualificare un rapporto cliente-istituzione, nel rispetto dei veri bisogni e delle “richieste” più autonome.

Bisogni, richieste, aspettative ci accompagnano, nel campo della qualità della vita che, a partire dal riconoscimento che la salute va intesa come senso di benessere fisico e psichico e non semplice mancanza di malattia, ci ha imposto una costante ricerca scientifica sulle funzioni restitutive e su quelle preventive.

Cercando di superare e di evitare rischi corporativi che derivano dall’atteggiamento, purtroppo spesso presente nelle strutture assistenziali, che tende a tutelare l’operatore piuttosto che l’ospite. Abbiamo teso l’attenzione a nuovi profili professionali e a nuovi criteri per definire le diverse responsabilità in gioco.

Questo processo è stato impostato cercando di evitare la ri-professionalizzazione secondo modelli tecnocratici superati e la deburocratizzazione; impostando un lavoro secondo le norme della “valutazione”.

Definire chiaramente gli obiettivi, misurare gli effetti degli interventi non in termini assoluti e semplicistici, ma sempre in rapporto a ciò che si vuole conseguire: sono i meccanismi della “vera qualità” che definisce gli standard qualificando prodotti, processi e strutture.

La partecipazione professionale di ogni operatore deve rispondere all’obiettivo di esercitare la propria responsabilità nel miglioramento del servizio attraverso un’operatività multidisciplinare e specialistica, legata al coinvolgimento, all’integrazione ed al raffronto, che si svolge nell’intero arco della pianificazione dell’erogazione del prodotto-servizio.

 

La strada scelta per raggiungere gli obiettivi predisposti ci è sembrata non solo la più idonea, ma anche l’unica percorribile e ci auguriamo che tutti gli operatori possano capire ed accettare questo modello creativo ed utile per una vera integrazione degli intenti nella quale devono anche partecipare attivamente i Pazienti che, come “clienti” sono chiamati ad esercitare una propria responsabilità nella ottimizzazione del servizio.

 

I nuovi rapporti, instaurati sul piano della ricerca e dello studio e che hanno portato la nostra Istituzione a partecipare ad importanti collaborazioni con il mondo universitario, ci hanno permesso di ricevere informazioni di “primissima mano” ed in “tempo reale”, così da poterle utilizzare per una formazione sicuramente adeguata alle necessità ed efficace per il raggiungimento degli obiettivi.

 

Informazione e formazione sono i pilastri per una vera crescita ed il biglietto da visita che potrà essere presentato all’opinione pubblica ed a gli “Amici” che con amore, con generosità, con lungimiranza e con fiducia ci hanno sempre accompagnato ed ai quali va il nostro più sentito ringraziamento.