Intervista alla psicomotricità.

 

Pennacchio Tiziana – Romeo Lucioni

 

Il termine psicomotricità comincia il suo fortunato iter terapeutico-assistenziale con Dupré che nel 1925 lo riferisce alla “… progressiva conoscenza di sé e del mondo, attraverso la motilità e la successiva capacità di rapportarsi con l’ambiente”.

Resta comunque difficile una definizione del tutto soddisfacente in quanto non solo investe i sistemi funzionali (motorio, circolatorio, respiratorio, sensoriale, ecc.), ma è anche “percorsa” dalle dinamiche delle emozioni, degli affetti, del conoscere, del desiderio, del piacere, oltre che dal senso di sé, della autosoddisfazione e dell’autoriconoscimento.

Ormai nel comportamento psicomotorio riconosciamo aspetti dell’apprendimento, della comunicazione, della relazione, dell’identità, della socialità che cambiano continuamente in relazione con l’età, il sesso, la situazione socio-economica, oltre che, naturalmente, il temperamento e la struttura della personalità.

Gli equilibri fisici-psichici e mentali che influenzano in vario modo la crescita dell’individuo nella sua globalità, interessano spinte adattive, ma anche volitive e libidico-istintive così che la psicomotricità può essere intesa come strettamente legata non solo alle funzioni, ma alla totalità della vita.

 

Il termine psico-motricità si riferisce sia alla sfera mentale (le capacità intellettivo-cognitive) sia alla sfera psi che in sé rappresenta il mondo delle emozioni e degli affetti.

Nei primi anni di vita si dimostra una unicità tra psichismo e senso-motricità e pensiamo alla strutturazione del pensiero concreto, come ben evidenziato da Piaget, ma, con il passare del tempo, la psico-motricità concretizza il senso ed il significato degli aspetti volitivi, emotivi, affettivi e cognitivi.

L’uomo è mente e corpo e si realizza proprio perché è mente in quanto corpo e corpo in quanto mente che lo fa agire in una significatività emotiva, affettiva e cognitiva: psichica, mentale e relazionale.

La nostra “scuola di E.I.T.” che, fondata sui principi della psicodinamica e della timologia, ha dato un preciso senso terapeutico e psicoterapeutico alle dinamiche psico-motorie, alle valenze di corpo e di mente che interferiscono e si integrano nello sviluppo psico-mentale.

 

Come definisce la psicomotricità?

In realtà, non c'è un'azione che non abbia una 'dimensione psicomotoria'.

È importante effettuare una distinzione tra:

§         Educazione psicomotoria : viene effettuata con tutti i bambini che presentano uno sviluppo cognitivo-emotivo normale. Attraverso i giochi il bambino entra in contatto con gli oggetti e con gli altri. L’educazione va

intesa come il dover imparare a svolgere un compito legato a delle regole ben precise.

§         Rieducazione psicomotoria : viene effettuata con i bambini che presentano un handicap; permette di tappare i buchi potenziando le funzioni più deboli e facendone acquisire nuove abilità;

§         Terapia psicomotoria: quando viene ad instaurarsi una relazione vera e propria e s'interpretano le dinamiche.

 

Il fine è la soddisfazione personale, il lavorare per se stessi per rispettare gli altri:

amare significa fare spazio all'altro.

La psicomotricista che lavora nella scuola è essenziale che collabori con le insegnanti del bambino, impostando un percorso ben preciso da svolgere durante l'anno.

 

Il materiale utilizzato è piuttosto semplice e non troppo grande come per esempio fazzolettini, foulard.

I requisiti necessari per svolgere un lavoro di psicomotricità sono:

buon schema corporeo: vuoI dire avere un buon dialogo con se stessi, con il proprio corpo e sentirsi tonici.

Nel caso manchi un dialogo tonico è importante:

§         fare un gioco corporeo che si effettua inizialmente con materiali concreti come ad esempio la terra, fino ad arrivare a giochi più complessi che implicano il processo di simbolizzazione;

§         respirazioni effettuando sia rilassamento che coordinazioni dinamiche;

§         equilibrio ad esempio attraverso il controllo della postura;

§         coordinazioni dinamiche che possono essere verticali ad esempio attraverso lo sguardo, orizzontali attraverso ad esempio i salti.

 

Il bambino ha una buona relazione con il mondo degli oggetti quando acquisisce un buon schema corporeo e, consequenzialmente, non ha alcun problema con il mondo esterno e con la sua manipolazione.

Riesce a lavorare con i suoni, le forme, i colori, lo spazio, il tempo, 'organizzazione grafica. In specifico, parlando dell'organizzazione grafica, si può attuare un' attività pre-grafica ad esempio utilizzando una lavagna, un pennarello lavabile, spugna e acqua che permette di cancellare l'eventuale errore senza creare possibili ansie e paure di sbagliare.

 

Un'altra tecnica è legata alla scrittura fatta sulla sabbia, utile soprattutto ai bambini che hanno la cattiva abitudine di calcare sul foglio; in questo modo si cerca di migliorare la manualità del bambino e il movimento fine (vedi ad es. i disgrafici).

In psicomotricità risulta molto interessante il racconto che consiste nel raccontare

una storia, da parte della psicomotricisti, precludendo alcuni aspetti e

trasformandola in una scena di psicomotricità.

 

Una buona relazione con gli altri.

S' instaura una buona relazione con l'altro nel momento in cui si conoscono gli oggetti e ciò consequenzialmente permette di :

§         autoidentificarsi;

§         riconoscersi nel gruppo muovendosi in una particolare maniera; per esempio l'ipercinetico si muove sempre allo stesso modo perché avendo paura di sbagliare fa sempre le stesse cose.

 

Molto importante il ruolo della figura adulta che deve raccogliere gli input e capire il problema cercando di farlo risolvere al bambino creando un' atmosfera di sicurezza che permette di raggiungere una certa autonomia.

Per esempio i bambini affetti da Sindrome Down hanno grossi problemi di

identificazione con l'altro perché lo vivono come se “… lui può tutto, io no.”

 

Come accogliere il bambino per fare motricità?

Non ci sono regole precise e tutto dipende dalla psicomotricista.

È importante non accogliere mai il bambino giù a gattoni perché è una posizione aggressiva che potrebbe intimidire il bambino .

 

Qual è il materiale utilizzato per fare psicomotricità?

Il materiale utilizzato va a discrezione della psicomotricista , è piuttosto soggettivo in base ai suoi vissuti e le sue esperienze.

Per fare un esempio pratico: si è evidenziato come il materiale più gradito dai bambini affetti da autismo siano i cerchi piuttosto della palla. Perché?

-Il cerchio: permette al bambino di entrarvi con più facilità; può farlo girare;

ha una presa più immediata; un colore uniforme fa meno male.

-La palla: è dura; non c'è possibilità di sentire il rumore; dimensione piccole non occupa tutto il campo visivo.

 

Si evidenzia come la psicomotricità possa essere applicata in modo completo

attraverso i diversi 'giochi tradizionali-popolari' come il famoso “Gioco della Campana “ chiamato anche in altri modi tra i quali 'Mondo' .

In breve, consiste nel disegnare a terra con un gesso nove caselle e ogni bambino a turno con un sasso deve porlo sul n. 1 e saltare con un piede tutti i quadrati e tornare indietro senza schiacciare le righe o uscire dagli spazi e senza perdere l’equilibrio.

Questo gioco permette di :

-     analizzare la figura che il bambino deve disegnare, è evidente il concetto logico-matematico di figura chiusa;

-     entra in gioco un discorso di organizzazione spaziale ( quanto grandi bisogna disegnare i quadrati per fare in modo che possa entrare il piede del bambino );

-     è necessario avere un buon schema corporeo che permette di regolare al meglio la forza del braccio per lanciare il sasso all'interno del quadrato;

-     entra in gioco l'equilibrio, dettato dal fatto che bisogna saltare in ogni quadrato con un piede solo;

-     è importante il fatto che si tratta di un gioco di gruppo quindi s'impara a rispettare i turni, si sperimenta la competizione ma anche la cooperazione;

-     è un gioco funzionale legato a delle regole ben precise che si devono rispettare;

-     il livello simbolico è minimo solo la trascrizione da forma ad un gioco attraverso la simbolizzazione grafica.

-     Questo gioco viene fatto in gruppo da bambini dai 7 anni in su.

 

Il “Gioco della stella-stellina”' consiste nel fare girare un bambino verso il muro che dice stella stellina e gli altri che man mano devono avanzare senza farsi vedere in movimento mentre l 'altro si gira.

Questo gioco permette di:

-     evidenziare il tempo, in particolare la simultaneità (mentre il bambino dice stella stellina girato verso il muro l'altro deve muoversi e immediatamente fermarsi come una statua);

-     si formano le relazioni nel gruppo ( se un bambino è antipatico chi girato verso il muro dirà di averlo visto in movimento anche se non è vero).

 

Nella semplice “Conta am bim bom. ..” che noi tutti almeno per una volta abbiamo cantato nella nostra infanzia, è presente una base per la preparazione sia alla scrittura che alla lettura, poiché avviene una segmentazione della parola, e la dimensione di psicomotricità è presente nelle spazio tra una sillaba e l' altra.

 

Gioco creativo:

Già sopra, è stato accennato il 'Racconto in psicomotricità” legato al fatto di dover inventare una storia insieme, più breve possibile altrimenti stanca; la psicomotricista in questo caso dei suggerimenti legati a tre parole:

1) CAVERNA

2) RUSCELLO;

3) ALBERO.

Vengono formati tre gruppi uno interpreta appunto la caverna, l'altro il ruscello e l'ultimo l' albero utilizzando il materiale disponibile e molto spesso conquistandoselo a svantaggio dell'altro gruppo.

Attraverso il racconto in psicomotricità si effettua:

1 ) Costruzione nello spazio:

degli oggetti da sinistra verso destra tipico della cultura occidentale, questo avviene

in modo diverso dallo psicodramma.

2) Gioco corporeo:

uno dei componenti del gruppo dovendo rappresentare un serpente ha dovuto

strisciare a terra quindi conclusa la seduta ha evidenziato un fastidio alle gambe,

anche questo serve per scoprire alcune parti del nostro corpo .

3 ) Rappresentazione grafica:

alla fine di ogni seduta di psicomotricità viene chiesto di disegnare ciò che si è

provato, le sensazioni, le emozioni ciò che si è vissuto.

La psicomotricista a questo punto evidenzia se per caso il soggetto non ha vissuto

bene la costruzione del posto dove si trovava, oppure se il bambino non disegna

nulla significa che ha una gran paura della situazione.

Eventualmente si po' utilizzare un cartello per evidenziare dove si è arrivati nel

percorso descritto dal racconto, come e perché.

 

La seduta:

Una seduta di psicomotricità dura all'incirca 20 minuti ed è divisa in tre fasi:

l) FASE DI RILASSAMENTO:

in questa fase viene messo un sottofondo musicale adeguato al gruppo.

Se si tratta di bambini con gravi deficit è meglio utilizzare musiche popolari che non lasciano il bambino solo per troppo tempo e quindi non creano tensioni.

Soprattutto se si hanno problemi di respirazione, se si vive la sensazione che la cassa toracica venga schiacciata quindi non si riesce a respirare per l'angoscia è necessario un ritmo molto lento e scandito che permetta una respirazione profonda.

È una fase molto importante in psicomotricità, perché si prende visione del gruppo, ogni componente è lo stesso, nulla è cambiato, e se per caso qualcosa cambia ci sono gli altri con i quali instaurando un forte relazione ti garantiscono sicurezza e fiducia.

La psicomotricista interviene riassumendo ciò che è accaduto nella seduta precedente per dare continuità al lavoro, successivamente distribuisce il materiale e avviene la collocazione corporea a volte circolare, altre volte segnata dai cuscini.

Molto spesso se uno dei bambini ha paura di un componente del gruppo tende a

posizionarsi il più distante possibile, oppure si rifiuta di sdraiarsi in pancia in su, non potrebbe controllare la situazione.

2) FASE DI DINAMICITA':

Cambia musica, il ritmo incalza. Avviene la distribuzione del materiale, per esempio, grossi cerchi, ognuno prende possesso con il proprio ci si alza, si cammina, si va avanti, indietro, fino a quando il gruppo si amalgama e si arriva a fare tutti la stessa cosa. II culmine viene raggiunto quando cadono le difese e si ritorna bambini.

Si passa da un lavoro individuale ad uno di coppia e infine a quello di gruppo .

II linguaggio è prettamente non verbale fatto di gesti e di sguardi.

3) FASE DELLA SIMBOLIZZAZIONE:

è momento di rilassamento dove viene chiesto di rappresentare una delle sedute

attraverso una vera e propria simbolizzazione.