ARTE, CULTURA E SOCIETÀ.
Silvio Locatelli
“L’arte esiste solo a livello dell’uomo”, ebbe a dire Andrè Gide. Si era nel primo decennio del 1900, in un momento in cui l’arte appariva come un fuoco d’artificio dai mille richiami. Lo stesso Gide, scrittore, saggista, pensatore, cultore di musica, notava non senza una certa amarezza, che la pittura aveva trovato nuove strade, tanti modi per esprimersi, quando la letteratura non si era ancora mossa dai canoni ottocenteschi. Nessuno stupore quindi di fronte alle correnti distruttive e innovative che avevano in Parigi centro d’incontri artistici di paesi diversi.
Nessuno stupore quando nel 1937 Picasso dipinse Guernica, riprendendo il tema da un Apocalisse di San Severo del X secolo per indicare che il nuovo sterminio sarebbe venuto dal cielo, così come accadde poi con la seconda guerra mondiale divampata due anni dopo. L’arte era diventata precorritrice del cammino dell’uomo. Goya con le sue pitture nere aveva indicato l’angoscia, l’atrocità della guerra in atto, Picasso l’anticipava. Era il nuovo volto dell’arte, il volto della denuncia. Così come più tardi l’arte denuncerà la mania consumistica nel celebrare l’oggetto innalzandolo a tema d’arte, così come Javacheff Christo irriderà alle reazioni scandalizzate di un pubblico incapace di cogliere il suo messaggio davanti a monumenti incartati, incellophanati, a spiagge coperte con lenzuola di plastica, a facciate di magiche cattedrali gotiche nascoste da oleosi sipari impermeabili, un pubblico innocente, incapace di rendersi conto che il contente, nella civiltà moderna, era diventato più importante del contenuto, la scatola dei gessetti più bella e seducente degli stessi gessetti.
E proprio dalla sfiducia dei valori conoscitivi e razionali emersi dopo la seconda guerra mondiale nasce la così detta arte informale. Il rifiuto della cultura riprende il messaggio di matrice dadaista, si rimodella il riavvicinamento alle creazioni dell’inconscio, di matrice surrealista, la materia appare manipolata come arte, il colore è proposto come espressione immediata e simbolica, si parla di impressionismo astratto e, infine, da tanto rigetto, nasce la ricerca della forma pura esaltata dal colore.