L’amore ed il labirinto della mente.

 

Romeo Lucioni

 

Mi trovo in una sera un po’ angosciata per una serie di puntualizzazioni che riguardano comportamenti e precisazioni personali ad affrontare un tema tanto appassionante quanto difficile: l’amore!

Cos’è l’amore non è una domanda perché ogni volta che me la pongo scopro che sappiamo ben poco di un sentimento che è il fondamento ed il sale della vita, ma anche un labirinto di emozioni, di pensieri, di desideri che compongono inesorabilmente i percorsi inquietanti della mente.

Così, semplicemente, alla domanda cos’è l’amore riconosco che con stupore mi sento rispondere: “amare è donare quel che si ha a qualcuno che non lo vuole”.

In un’analisi più approfondita si scopre che il donare si riferisce a cose concrete, ma anche a pensieri, atteggiamenti, gesti ed attività.

Il significato del dono ha poi importanza perché si riferisce ad un fine, ad uno scopo che può essere:

Queste osservazioni fanno pensare ad un soggetto che si ritiene un vaso pieno che quindi:

 

Questa onnipotenza è necessaria ed indispensabile per poter amare un oggetto onnipotente e ipervalorizzato.

L oggetto d amore diventa, in qualche modo, non umano, inesistente sulla terra ed infatti viene definito una fata e, proprio per questo, il soggetto deve essere onnipotente: io amo sempre gente onnipotente.

 

È interessante notare come l amore porti a creare:

§           un oggetto d’amore fuori dalla realtà (fata) che è onnipotente e che può essere soddisfatto solo da un amante onnipotente (vaso sempre pieno) che, per altro, si offre con una dedizione totale per non essere abbandonato: con l’amore posso conquistarla, sottometterla e convincerla che non c’è altri migliore;

§           un soggetto onnipotente che crea il suo oggetto non solo onnipotente, ma anche unico, in cambiabile ed inossidabile (eternamente giovane).

 

Un’altra osservazione porta a considerare la perdita dei valori della realtà e la necessità di costruire un mondo proprio, un mondo fuori dal mondo, dove albergano unicamente l’amante e l’amata.

 

Se vogliamo leggere in una altra dinamica, i due personaggi sono creati entrambi come mostri:

 

È l’amante che crea il proprio oggetto d’amore e onnipotente lo fa onnipotentemente mostro che non possa essere soddisfatto da altri, ma nello stesso tempo lo fa vaso vuoto che può vivere solo del nettare del soggetto, dell’amante.

 

È chiara dunque la svalorizzazione dell’oggetto che ha valore solo se accetta i doni che lo rendono onnipotente-schiavo.

I due mostri sono essenzialmente un unico mostro: la mente capace di creare il proprio concetto d’amore, nel proprio in scrutabile labirinto.

 

 

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Che strano che la scienza parli di ragione e gli scienziati di dimostrazioni, abituali discorsi del sapere, finalità nascoste del potere che leggiamo con interesse alla ricerca di risposte ed accettiamo come vere rivelazioni, quando in realtà solo sono un insieme di concetti, metafore dell'amore: che sa la scienza dell'amore per dire quello che produce.... 

Col cuore ritmo terzo e le guance iniettate, saluti Romano

 

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è giusto chiarire che il testo iniziale non è il frutto di una elaborazione scientifica o culturale, ma il riassunto di una chiacchierata tra due amici.



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