SVILUPPO PSICO-MENTALE

 

Romeo Lucioni

 

Lo sviluppo psico-mentale si organizza per fasi successive, ma strettamente connesse perché legate a situazioni, cioè ambiti relazionali diversi nei quali il bambino-soggetto va sperimentando modelli differenti sino a raggiungere una organizzazione definitiva che lo seggettivizza completamente.

L’importanza di questa modalità interpretativa dello sviluppo sta nella sua dinamicità, nel senso che il bambino sperimenta modelli, cambiando la sua “maschera” che risulta la facciata per proporsi come “visibile”, ma che, a sua volta, è in stretta relazione con le aspettative-bisogni-richieste dell’ambito di riferimento.

Si giustificano, in questo modo, le osservazioni clinico-terapeutiche per le quali si è messo in evidenza come il soggetto-bambino modifica il comportamento e l’atteggiamento a seconda che di trovi:

-     nell’ambito strettamente familiare;

-     a casa della nonna (e/o del nonno);

-     nell’aula scolastica;

-     con gli amici e/o compagni;

-     nel gruppo sportivo (basket, calcio, pallavolo, tai-chi, ecc.);

-     nel setting terapeutico.

 

1)      Sviluppo affettivo.

Questi adattamenti (maschera) si osservano dopo i due anni e corrispondono alla tappa dello sviluppo affettivo-sociale nel quale il soggetto organizza un “ambito di valori” sui quali si fonda il sistema rappresentazionale condiviso. Questo sistema non è dunque rigido, ma, perché condiviso, si adegua al modello relazionale messo in atto e che:

§            con i genitori: sarà prevalentemente liberale anche se la mamma e/o il papà a volte non sopportano più e, quindi, fanno valere il loro potere di reprimere;

§            con la nonna, permissivo, nel senso che questa figura di riferimento acconsente a che il bambino faccia delle esperienze, ma, nello stesso tempo, pone delle norme da seguire scrupolosamente perché “… siamo in casa della nonna”;

§            con il terapeuta: c’è un legame intenso, fondato sul Io-ausiliario che è una figura-oggetto introiettato e che porta ad accettare le regole come frutto delle proprie scelte; qui è dove maggiormente si organizza la funzione “Nome del Padre”;

§            nell’aula scolastica: predomina il senso normativo per cui questa tappa è fondamentale per lo sviluppo sociale oltre che per quello cognitivo;

§            con gli amici-compagni: il soggetto utilizza tutto quanto ha appreso e sperimentato in altri ambiti, vivendo la possibilità di fare esperienze del tutto personali e distribuite in un ampio raggio emotivo-affettivo che va dalla timidezza alla sfrontatezza, dall’isolamento alla creatività, dall’inibizione all’esplosività;

§            nel gruppo sportivo: è dove il bambino sperimenta l’ambito sociale più libero, creativo ed anche rispettoso delle regole per cui arriva a comprendere l’importanza del gruppo, della condivisione, dello sforzo condiviso e, quindi, del piacere del … “vivere insieme”, sperimentandosi e comunicando.

 

2)      Fase libidico-istintiva.

Nell’età che va da 0 a 2 anni, osserviamo un incremento costante delle funzioni fisiologiche:

-           del coordinamento e della forza muscolari;

-           percettive: propriocettive ed enterocettive;

-           sensoriali: tattili, uditive, geusiche, olfattive, visive;

-           dell’equilibrio;

-           della psicomotricità

che portano a organizzare un senso di esistere, di costanza degli oggetti, di autoriferimento.

Da un punto di vista psichico si parla di organizzazione del IO su base libidico-istintiva che, come modello arcaico, è dominata da sentimenti egocentrici ed onnipotenti, caratteristici del narcisismo primario.

Il sistema rappresentazionale è di tipo personalistico, il pensiero concreto (basato sull’input sensoriale); la coscienza di sé è ancora poco differenziata e l’organizzazione cognitiva pre-oggettuale (quindi, non ancora simbolica).

 

3)      La terza fase dello sviluppo è quella cognitivo-intellettiva, nella quale il pensiero è simbolico; la coscienza è integrata sui parametri emotivo. Affettivo, cognitivo; il sistema rappresentazionale è coerente perché ormai strutturato sul Sé, sull’elaborazione analitico-deduttiva, sul narcisismo secondario sostenuto da un IO-Ideale che presuppone una autoidentificazione (riflesso del confronto con l’Altro) ed una totale soggettivazione (senso di sé, senso di valere, autosoddisfazione).

 

Conclusioni

L’organizzazione psico-mentale che si struttura per fasi, permette di dare un giudizio sulla qualità-potenzialità. Diventa quindi utile per sviluppare programmi formativo-educativi adeguati, che rispettano le possibilità strutturali, senza indurre difficoltà di comprensione ed anche di accettazione delle valenze personali. Si evita così di cadere in un senso depressivo di inutilità e di inadeguatezza o, al contrario, di creare un falso sé e di permanere delle funzioni arcaiche dell’egocentrismo e dell’onnipotenza.