CONCETTI PER UNO SCHEMA COMPORTAMENTALE DEGLI ADULTI IN RELAZIONE CON I BAMBINI, EQUILIBRATO SULLA CARTA DEI LORO DIRITTI

 

Romeo Lucioni – Ida Basso – Cristina Lucioni

 

 

I bambini che

§         hanno subito una violenza psichica che, anche se apparentemente di poca importanza, assume i caratteri e le potenzialità attive di un trauma;

§         hanno dovuto sopportare situazioni relazionali familiari inadeguate alla loro struttura psico-affettiva non ancora del tutto organizzata, e, proprio per questo, non sono stati in grado di contenere lo shock psico-affettivo conseguente

hanno il diritto di ricevere tutte quelle attenzioni e premure fondamentali per poter sviluppare le proprie potenzialità affettive e cognitive per avere una buona qualità della vita, nel rispetto delle pari opportunità.

 

Ai bambini vittime di un trauma o di disagio cronico si deve anche riconoscere il diritto:

-         di usufruire di una adeguata terapia psicologica e di efficaci interventi riabilitativi che tengano conto non solo di una diagnosi precisa, ma anche di una valutazione accurata delle capacità funzionali e, soprattutto, dei miglioramenti ottenuti che permettono di monitorare e di modificare periodicamente gli obiettivi e le strategie operative;

-         di raggiungere, attraverso mezzi idonei, i pre-requisiti per un valido inserimento ad una efficace integrazione nella famiglia, nella scuola e nella società;

-         di ricevere una assistenza sanitaria consona alle più nuove metodologie terapeutiche e/o riabilitative;

-         di dare ai genitori, tutori o chi ne fa le veci la possibilità di approfondire i temi riguardanti la diagnosi, l’eziopatogenesi e, soprattutto, la terapia e le valutazioni periodiche che devono assicurare il buon andamento degli interventi, la valutazione dei risultati ottenuti e le prospettive prognostiche che cambiano in continuazione, in accordo con le modificazioni indotte sui meccanismi mentali e sui processi adattivo-difensivi.

 

In una società che sempre più si allontana da quello che è naturale, tradizionale e condiviso, gli adulti (genitori o educatori) devono essere presenti per favorire lo sviluppo della coscienza di Sé, dei valori della vita, dell’importanza della comunicazione e degli affetti, per evitare di perdere il dialogo, l’empatia, la comunione che costituiscono la poetica della vita.

 

Anche i genitori hanno il dovere di informarsi continuamente non solo sui percorsi più idonei per organizzare interventi riparatori efficaci, ma, soprattutto, per prevenire eventuali disagi.

È basilare ricordare che:

-     ogni bambino è una risorsa assolutamente unica;

-     le sue tappe di sviluppo si snodano armonicamente sino ai 9-10 anni, età in cui la struttura cerebrale diventa più rigida e sono meno efficaci i processi della plasticità neuronale necessaria per lo sviluppo e per il recupero funzionale e globale.

Diventa un campanello d’allarme quando si nota che:

-     preferiscono stare soli;

-     non riescono a giocare con i coetanei;

-     scelgono preferibilmente la compagnia di bambini più piccoli;

-     nei giochi di gruppo, non si gettano nella mischia, ma si isolano;

-     le bambine non giocano alla bambola, ma scelgono giochi da maschio.

 

I genitori, i nonni, gli educatori e, naturalmente, i pediatri devono prestare attenzione ai comportamenti che possono permettere di decifrare espressioni psicopatologiche.

 

A):

Se i primi mesi di vita sono importanti per lo sviluppo fisiologico, anatomico e neurologico, l’età tra i 15 ed i 25 mesi (attorno ai due anni) è critica perché è il momento in cui si organizza l’affettività, cioè il senso del valore di Sé e degli altri. Questo periodo è tanto importante perché richiede la presenza dei genitori.

“Abbandoni”, anche brevi, in questo periodo, possono portare conseguenze evidenziabili in comportamenti particolari:

B):

L’uso ossessivo di pupazzi (dinosauri, mostri, super-eroi, ecc.)che rappresentano un falso Sé, una falsa auto-immagine forte ed onnipotente. Va sottolineato che questo comportamento dimostra senso di inadeguatezza e sottolinea la presenza di un nucleo Super-egoico ancestrale e distruttivo (padre arcaico) che riempie di paure e di angosce, verso le quali si attua l’azione controfobica di “farsi amici dei mostri”, per poterli controllare, per diventare come loro. Questo modello comportamentale ha anche un valore sostitutivo: voler essere super-eroe, potente e distruttivo, senza dover assumere su di sé quel senso di orrore che è messo nell’immagine arcaica, usata senza dover assumerne la responsabilità.

 

C):

è importante tenere sotto controllo l’ossessività di guardare i cartoni animati, nei cui personaggi il bambino si identifica, dimostrando un certo di onnipotenza. Quando il bambino ha questo bisogno intimo, guarda ossessivamente il cartone, sempre lo stesso ed inoltre lo fa ripartire prima che finisca, proprio perché la parola “Fine” ricorda, in qualche modo, la morte, la scomparsa che genera angoscia.

 

È ASSOLUTAMENTE DA EVITARE:

che un bambino maschio dorma regolarmente nel “lettone”, soprattutto da solo con la mamma.

I danni che si producono con questa cattiva abitudine sono enormi e possono provocare blocchi mentali e la destrutturazione della personalità.

La richiesta di dormire con la mamma se può essere giustificata da sensi di paura, significa in realtà il desiderio di sostituirsi al papà come padre buono che difende e coccola. Le fantasie erotiche (partono dai due anni), che questa abitudine genera, sono svariate ed incontenibili ed entrano in meccanismi complessi che:

§         tendono a contenere la distruttività di un Super-Io arcaico e violento;

§         organizzano una dipendenza da un oggetto-madre altrettanto onnipotente e distruttivo che non permette più il distacco se non con il rischio della morte per i due partners;

§         si adeguano ai desideri inconsci della madre di acquisire, attraverso il figlio, un potere di “padre” il cui senso di mancanza ha lasciato una ferita narcisistica incolmabile. In questi casi, si parla di folie a deux che, forse, vuole indicare un amore simbiotico, ma che, in realtà, non è tale perché il bambino vive una dimensione di amore-odio:

-     amore per un oggetto soddisfatorio;

-     odio per un oggetto che ha in sé una doppia onnipotenza (del seno e del fallo) che genera angoscia, atteggiamenti controfobici, sensazioni abbandoniche, senso di impossibilità di raggiungere la propria libertà, la propria individualità, il proprio senso di potere.

 

Tutti questi vissuti inconsci fanno sì che un cattivo comportamento-abitudine diventi una violenza inutile ed ingiustificabile. Le conseguenze sono serie perché il bambino può strutturare quadri psicopatologici simili all’autismo, all’insufficienza mentale, alla paralisi, alla psicosi simbiotica, ecc.

Dormire con la madre è pericolosissimo anche per una bambina perché, sebbene i meccanismi siano diversi , la paralisi mentale che ne deriva può manifestarsi come incontinenza sfinterica, chiusura mentale e rifiuto a crescere, incontinenza emotiva e disorganizzazione delle funzioni timico-affettive.

Questa abitudine è paragonabile ad una dipendenza, da cui è difficile liberarsi anche perché le difese messe in atto dalla madre tendono a minimizzare i rischi e, soprattutto, ad ipervalorizzare il grande amore ed il sacrificio verso il proprio figlio/a.

 

Naturalmente vanno evitate le cosiddette cattive abitudini che possono risultare anche poco significative perché:

-     entrate nel comportamento abituale della famiglia;

-     sono ormai modalità culturali della società;

-     sono viste nella collettività come irrilevanti o banali;

ci riferiamo:

-     ai genitori che fanno il bagno con figli/e passati i 5-6 anni;

-     o che girano nudi per casa;

-     lasciare videocassette troppo eccitanti (erotismo, pornografia, violenza, mistero) che possono essere utilizzate dai minori anche riuniti in gruppo;

-     far diventare abituale un rapporto che diventa troppo intimo e/o espansivo;

-     lasciare giocare i bambini con persone più adulte (evitare le necessità morbose e/o puerilizzanti dei più grandi).

 

Ci sono anche modalità di comportamento abituali nei mezzi di comunicazione che contrastano con le abitudine domestiche o della buona società e che, proprio per questo, possono diventare traumi per i bambini:

-     atteggiamenti spiccatamente lesbiani;

-     violenze esagerate e gratuite nei rapporti interpersonali;

-     eccessiva insistenza sulla ricerca del piacere;

-     creare un’idea fantastica e irrazionale che tutto si può ottenere con un piccolo sforzo;

-     mostrare il corpo femminile in maniera eccessiva e distorto (per esempio le soubrettes completamente senza peli);

-     lasciare accedere a visioni erotico-sessuali.

 

Nei confronti dei bambini i genitori:

-     non dovrebbero mai banalizzare, rischiando di sottovalutare i pericoli;

-     non devono utilizzare la scusa di fare per loro, quando invece la spinta è solo egoistica;

-     non minimizzare le opinioni degli altri basandosi esclusivamente su preconcetti personalistici;

-     non ridurre le necessità dei bambini con la scusa che, per non essere dei deboli, devono provare tutte le esperienze.