NI – amami
La speranza che il nuovo millennio potesse, come per incanto, cancellare le difficoltà e portasse al controllo della complessità, è ben presto svanita.
Sono aumentate le guerre ed i focolai di violenza in tutto il Mondo, si è esacerbata l’opposizione “no-global”, è cominciata una recessione in campo economico, si è diffuso il terrorismo che si presenta, ormai, come una spada di Damocle sospesa sulla testa di tutti, provocando ansia, incertezza e preoccupazione.
La complessità non prevista e favorita dall’atteggiamento insofferente e recriminatorio di tutti i cittadini che, con le loro scelte e manifestazioni, aumentano l’instabilità ed i dubbi per il domani.
Anche nel campo della tecnologia e della ricerca scientifica il quadro che si scopre non è per nulla tranquillo. Le incertezze permangono anche sul piano culturale nel quale l’Europa non riesce a trovare la bussola, stretta com’è tra le concezioni liberali e quelle post-comuniste che continuano ad essere abbacinate dal sogno populista che basta andare al potere per cambiare tutto in meglio: il mondo trova la pace, tutti i paesi si adeguano alle regolamentazioni dei burocrati, i governi (dal piccolo comune, alla grande città, allo stato) possono elargire a piene mani ed accettare con solidarietà gli immigrati che scappano dalle loro miserie.
In questa situazione caotica e, soprattutto, tanto insicura poiché sembra di vivere sopra una polveriera, la prima organizzazione in difficoltà diventa proprio la famiglia, quel nucleo che è sempre stato considerato fulcro insostituibile della società.
Nessun ambito sociale si sente tranquillo e fiducioso, neppure la famiglia in cui si accentua l’egoismo, i ruoli sono diventati confusi, i compiti individuali poco chiari, le prospettive non condivise e non riesce più a contrastare i tanti fattori negativi della vita quotidiana.
In questo contesto i meno protetti sono i bambini.
I cosiddetti minori non hanno cambiato le loro necessità fondamentali che supportano lo sviluppo psico-mentale, ma l’insicurezza, il dubbio e l’indeterminatezza diventano ogni giorno più incisivi e, di conseguenza, l’ambito socio-familiare sempre meno protettivo, le linee educativo-formative sempre più sfumate, i riferimenti sempre meno chiari.
Sembra quasi che i bambini subiscano di persona le difficoltà degli adulti che gettano su di loro le responsabilità di una situazione difficile. Quando si sente dire da genitori troppo superficiali che i bambini devono fare presto le esperienze anche più estreme per forgiarsi alle difficoltà, per non essere mollaccioni incapaci di affrontare la realtà, diventa chiaro che gli adulti non riescono più a vedere, considerare e rispettare il … “diritto di essere bambini”.
Prendendo i bambini come adulti in miniatura e l’intelligenza come una caratteristica innata dell’uomo che sarebbe, quindi, capace di svilupparsi attraverso le esperienze anche negative, si è commesso un grave errore verso gli uomini del domani: i bambini.
Le ricerche più nuove nel campo delle neuroscienze e, in special modo, quelle sui problemi posti dalla psico-neuro-fisiologia dello sviluppo psico-mentale hanno chiarito in modo inequivocabile l’importanza di:
È stato ribadito il concetto dello sviluppo fasico del bambino e, quindi, delle sue necessità che devono essere rispettate perché possa organizzare quelle caratteristiche personali, sociali ed anche emotive, affettive e cognitive che lo portano a considerarsi e ad essere considerato come uomo nel vero senso della parola.
Si ha l’impressione, al contrario, che gli adulti non riescano più a dare importanza a questi principi (per altro sempre più riconosciuti indispensabili dagli specialisti) e che, quindi, riversino sui bambini necessità, esigenze, aspettative e, a volte, anche le loro frustrazioni. L’adulto ha perso la concezione umanistica per la quale l’autorità deve essere una risorsa (dopo che è stata riconosciuta come responsabilità) e sempre più utilizzano il loro potere per imporre … la loro perdita di responsabilità.
Di fronte ad un cosiffatto quadro sociale, diventa non solo etico, ma anche “ecologico”:
Questi temi hanno ormai raggiunto un’importanza ed una diffusione molto ampie, ma si comincia a sentire la necessità di organizzare gli studi, di predisporre delle linee guida precise e, soprattutto, di unire gli sforzi perché non si perdano in rigagnoli inefficaci.
Il NI-amami “Network Internazionale contro l’abuso ed il maltrattamento dei minori” è nato sui principi fondanti della timologia che, come scienza dei valori e degli affetti, ha permesso di tracciare i fondamenti per un comportamento umano basato sul rispetto assoluto della persona, sull’essenzialità della relazione nello sviluppo psico-mentale del soggetto, sulla necessità di strutturare una famiglia ed una società sufficientemente valide per non mettere a rischio la continuità vitale della stessa società.
Lo studio proposto dalla NI-amami è sostenuto sempre più da una concezione multidisciplinare proprio perché le applicazioni terapeutico-riabilitative, applicate per affrontare i disturbi pervasivi dello sviluppo psico-mentale, hanno permesso di approfondire le tematiche relazionali ed emotivo-affettive che risultano i fondamenti essenziali per lo sviluppo globale delle funzioni superiori.
In questo modo, psicologi, educatori, psichiatri, neurofisiologi, sociologi, antropologi e studiosi del diritto si sono trovati a condividere principi, ad accettare metodologie, ma, soprattutto, a stringersi attorno ad uno scopo che illumina nel tentativo di difendere e di aiutare i bambini a porre le basi di una società futura più onesta, più ecologica, più libera e più rispettosa dei valori di ogni soggetto e i ogni cittadino.
NI-amami
La presente proposta per un Network Internazionale di studio contro l’abuso ed i maltrattamenti dei minori è stata proposta da una commissione preliminare composta da Romeo Lucioni, Ida Basso, Paolo Bonarrio, Aldo Fumagalli, Cristina Lucioni, Guido Podestà, Arianna Krachmalnicoff, Susanna Elli, Barbara Tormen.