SINTOMI DELL’ASPERGER

 

Romeo Lucioni

 

Un ragazzo con una diagnosi di sindrome di Asperger (o autismo ad alto funzionamento) presenta spesso caratteristiche di personalità che possono essere sovrapposte a quelle indentificate nella sindrome borderline.

Possiamo evidenziare che:

§          non si manifestano segni patogeni dell’ordine mentale perché

-         il linguaggio è comprensibile e ben strutturato;

-         il pensiero è coerente;

-         non si evidenziano errori percettivi: né illusioni, né allucinazioni;

-         la memoria è intatta;

-         la attenzione è valida;

-         la tenuta sufficientemente prolungata;

 

§          le funzioni fisiche sono del tutto normali (coordinazione motoria; capacità percettiva; ecc.);

 

 

§          nella sfera psico-affettiva, al contrario, si registrano le problematiche più evidenti e caratterizzanti quali:

-         astenia dell’umore con demotivazione, stanchezza cronica, abulia;

-         momenti disforici (frammisti ad un tono dell’umore flesso e monocorde si presentano brevi momenti di ilarità a volte poco giustificati dal contesto);

-         difficoltà a sostenere un discorso che viene limitato a brevi frasi in risposta a precise domande;

-         se il contenuto della conversazione arriva ad interessare (oppure se il soggetto impone il proprio argomento) l’eloquio diventa ricco, fluido e centrato sulle proprie idee e/o su argomentazioni molto personalistiche ed egocentriche;

-         caparbia certezza di non volersi adeguare al tessuto sociale e, soprattutto, alle regole condivise dalla maggioranza;

-         atteggiamento di sfida caratterizzato dal disprezzo delle scelte sociali degli Altri;

-         rifiuto delle possibilità economiche degli altri, sostenuto dall’idea di non aver bisogno di nessuno perché le prorprie necessità si limitano a quel pochissimo che può raggranellare senza sforzo e/o con qualche furberia;

-         svalutazione dell’Altro e, soprattutto, della figura femminile;

-         spiccata reattività alle figure genitoriali, soprattutto rivolta contro il padre che viene definito come prevaricatore e svuotato di validi contenuti affettivi;

-         il rapporto interpersonale è dominato da un sentimento ambivalente di sudditanza/dominio che, con molta facilità, diventa rifiuto all’assogettarsi all’indipendenza dell’altro che, invece, dovrebbe essere a disposizione del soggetto (anche anticipando e intuendone i desideri);

-         difficoltà nella gestione dell’aggressività che, per lo più poco agìta, viene sub’ta attraverso traumi non elaborati, insoddisfazioni relazionali, vissuti di inadeguatezza, incapacità di far chiarezza proponendo verifiche;

-         sensi di colpa reattivi che si organizzano attorno all’idea che l’Altro rifiuta il contatto dopo aver verificato le difficoltà relazionali dell’interlocutore;

-         l’Altro è svalorizzato e rifiutato, ma, nello stesso tempo, il suo atteggiamento è descritto come frutto delle difficoltà emotivo-affettive dell’interlocutore;

-         qualsiasi cosa (oggetto e/o situazione proposta) può essere abbandonata o rifiutata perché comunque viene sempre svalorizzata (per cui la perdita è sempre limitata);

-         ogni rifiuto non viene sottoposto a critica, ma giustificato dalla scelta personale di preferire lo starsene a casa e/o chiudersi nel proprio mondo più protettivo e salvifico.

 

§          L’assetto affettivo è dominato dalla relazione con i genitori e, in questo ambito, gira intorno all’asse depressivo poiché:

-         vi è una inesorabile certezza di non essere idoneo per meritare l’amore dell’Altro;

-         domina un convincimento infantile della svalorizzazione della figura materna (non capisce; è poco intelligente) e di un padre vissuto con caratteristiche di anaffettività e grosse distanze sul piano emotivo;

-         la solitudine profonda viene percepita come causa di un ripiegamento narcisistico-onnipotente che ha tutte le caratteristiche di una idealizzazione del proprio Ego, fantasticato e irreale;

-         le difese utilizzate sono prevalentemente la proiezione, la scissione e la identificazione con l’aggressore;

-         accanto a queste modalità arcaiche c’è un pensiero evoluto sostenuto da un ossessivo bisogno di apprendere per ingigantire fantasmaticamente il senso di sé, di organizzare il pensiero nell’ambito della razionalizzazione che diventa fulcro dei vissuti egocentrici ed onnipotenti;

-         il comportamento è dominato dalla rinuncia, dall’assoggettamento astioso e da desideri infantili di vendetta e di abbandono dell’aggressore che, inesorabilmente viene svuotato di ogni valore perché non si strutturano sentimenti di reciprocità e di riconoscenza;

-         l’inter-relazione è richiesta solo come utile a rispondere ai bisogni del soggetto che, nello stesso tempo, fa affiorare sempre ed in modo esplicito il proprio atteggiamento di rifiuto e di svalorizzazione, lasciando all’altro il desiderio di gestire un rapporto che non viene sollecitato.

 

 



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