SOLO
“O
sea: triste y solitario final.”
Leticia Lucioni
Mi
hanno detto di preparare un monologo.
Mi
hanno detto di provarlo e di interpretarlo da sola.
Ma
come faccio a preparare un monologo da sola …
uno
è definitivamente troppo poco, uno da solo non basta …
ci
vogliamo minimo in due.
Potremmo
essere, ad esempio, io e…
Che
per fortuna che mi sono trovata quest’angolo buono, c’è tiepido e luce e
nessuno mi “piscia in testa” né per sbaglio né per farmi lo scherzetto.
È
solo che da sola, a volte, il problema è la parola. Arrivo a sera che capace
non ho aperto bocca, ho parlato tutto il giorno con me stessa ma non ho aperto
bocca. Allora mi sono inventata ‘sto modo, mi racconto le cose, mi do i
consigli, le sgridate…mi canto le canzoni…mi dico quello che sto facendo.
E
ho visto che è meglio, il suono è meglio. Perché la voce interna è pericolosa,
non te ne accorgi e cali, cali, vai sempre più in giù, in grotta e rimescoli il
passato e ti dai ragione, troppa, e troppi torti agli altri.
Così
mi racconto il mio destino, me lo racconto a voce alta che così la sedia mi
sente e allora siamo in due.
Mi
è saltato addosso il destino a me: con un cane.
(Sdraiata
sulla sedia)
Ho
dodici anni e lo trovo cucciolo, mezzo morto di paura ma scodinzola, il naso
tutto secco secco, ma scodinzola. Sotto il cappotto me lo metto, accanto al
cuore. E mi infilo a casa.
(Di
colpo seduta)
“E
che sei pazza?! E questo caca, raspa, c’ha le malattie”
“E
dai ma’, dai ma’ !!! ce lo porto io a pisciare”…
Il
cane rimane a casa. Non faccio in tempo a tornare da scuola che già sto sotto
con lui a fare il giro del palazzo.
(A
cavalcioni della sedia)
Il
guinzaglio tirato, mi sento una Regina.
Salta
cane! Gioca cane! Obbedisci cane!
E
lui obbedisce e io sono contento perché a me non m’ha mai dato retta nessuno.
C’ho
anche un’ amica: Marchioni Ilaria.
Non
è goffa come me, non è secca, non c’ha i pantaloni troppo corti con la striscia
chiara dell’orlo tirato giù. E’ alta,bionda, con gli occhialetti, i pantaloni
Levi’s di velluto lunghi come le sue gambe. Non c’ha fretta nella voce, parla
bene.
Ogni
minuto che mi regali è un premio Marchioni Ilaria. Io mi strozzo di parole per
raccontarti in fretta i miei pensieri, perché ho sempre paura che scappi da
qualche altra parte più interessante di me.
(In
piedi sulla sedia)“Bello il cane, bello davvero” fa Marchioni Ilaria “Come si
chiama?”
(Giù)
“Bo? Zorro!”
(Su)
“Zorro? Perché?”
(Giù)
“ Bo? Perché è nero”
(Su)
“Bello”
Mi
sento una regina: LEI NON CE L’HA IL CANE E IL MIO LE PIACE.
Te
lo presto Marchioni Ilaria, quando vuoi. Lui ci viene basta tirargli il legno,
così, vedi? Basta che lo accarezzi sotto il collo, così, vedi? E se alzi un
braccio lui si rovescia a pancia all’aria, così, vedi?
Pure
al mare te lo faccio portare una domenica, tu che ci vai al mare…
Peccato
che Marchioni Ilaria, c’è mia madre che non lo vuole, le ha già mangiato un
cuscino e uno sportello della credenza buona…
Dille
che è ancora cucciolo, si sta facendo i denti, ma tra poco la smette, dille che
spacchi il salvadanaio e dai tutti i soldi a lei che ci si ripaga il falegname,
dille questo e quest’altro…
Grazie
Ilaria, alta, con i pantaloni Levi’s di velluto lunghi come le tue gambe.
Grazie Marchioni Ilaria! Grazie!.
MAMMA,
HAI CAPITO? E’ CUCCIOLO, SI FA I DENTI SUL SALVADANAIO, TRA POCO SONO GRANDE,
SPACCO LA CREDENZA E DO TUTTI I SOLDI AL FALAGNAME…
No
io non mi spiego con calma io, mi spiego con la febbre, inverto le parole,
faccio casino…e dai ma’, dai ma’…
(Sdraiata
sulla sedia)
C’è
mia sorella Nanda che si sposa quell’estate.
“Vieni
Zorro! Andiamo al matrimonio! Mamma dov’è il cane??”
“La
lampo del vestito, gli orecchini, il cappello, la macchina della sposa..!”
“.-..Mamma
DOV’è IL CANE?”
“L’ho
dato a quella tua amica…quella con gli occhialetti, educata quella ragazza, me
l’ha chiesto per bene, dice che lei ha dove tenerlo meglio. Prendi il riso per
gli sposi”
Posso
scannarti Marchioni Ilaria posso scendere in strada e scannarti, figlia di
puttana, un giorno ti incontrerò. Ma tanto so che quando ti incontrerò non avrò
più bisogno di te. Giuda serve una volta sola nella vita”.
Io
traverso a vanvera. Sono sempre stata distratta, ma prima cercavo di mantenere
un po’ di vigilanza, ora me ne frego, non le guardo le macchine.
Suonassero
pure, pepperepè! S’arrangiassero. Mettiti pura te cormorano, col tuo
mono-volume, io paura non mela metto neanche se mi inchiodi col parafanghi ai
polpacci. Tanto hai più paura te di acciaccarmi che io di essere acciaccata.
Non è che cerco l’incidente, è che io sono una ballerina…se mi tira una cosa dall’altra
parte io prendo e vado.
Dici
che non sono normale? Calma cormorano, qui c’è da fare un discorso lungo, Io
non lo faccio. Dico solo che normale è una parola grossa.
Parliamo
di frequenza e infrequenza, così mi sta meglio. Diciamo che è infrequente che
la gente attraversi a cazzo come me.
Io
sono una infrequente. Infrequente è bello, è una rarità. E’ come un fico a
dicembre., una ciliegia a gennaio, una pesca a febbraio…. Io sono una ciliegina
a gennaio.
Quando
è stato che il piano di cristallo si è inclinato?
Era
lì davanti ai miei occhi, tutti ci stavano sopra, regolari. Sì, ogni tanto mi
davano un po’ noia, ma ci stavano sopra, regolari…S’è inclinato in un verso.
Non mene sono accorta subito, ho visto tutti che scivolavano sul vetro. S’è
svuotato, è rimasto di traverso. La vedo ‘sta line obliqua davanti a me, sembra
che deve cadere da un momento all’altro, ma non lo fa, rimane..
“Guarda
che ho fatto la polenta con le spuntature, passa a prenderla così stasera non
cucini…”
“
Mamma è agosto!!… la polenta con questa caldo”
Massì,
fredda la polenta è buona, che così magari stasera non litighiamo, magari
stasera facciamo l’amore.
Giro
l’angolo con la teglia sul cruscotto.
Pare
che corresse, l’hanno detto i testimoni, era il garzone di un benzinaio, era andato
a cambiare i soldi interi al bar. Correva con la tuta azzurra sporca di grasso.
Sento
solo un botto, il vetro diventa azzurro, azzurro come la sua tuta azzurra, come
la sua schiena azzurra. La testa gliela vedo dopo, quando scendo le gambe mi
fanno giacomo-giacomo, e c’ho un pezzo rosso di sugo sulla camicia. Una testa
nera di capelli come i miei, che fa: ahia ahia ahiaih.
Non
lo muovete dice qualcuno, ma io invece lo muovo subito e una goccia di sangue
cade direttamente dalla sua testa sulla mia scarpa, giusto all’incrocio tra la
parte nera e la parte bianca….
Adesso
vi faccio paura. Adesso non mi tocca più nessuno. Perché se qualcuno si azzarda
a mettermi una mano sulla spalla io urlo, urlo forte.
Perché
oggi io ho ucciso Mario. Oggi vedo la sua tuta azzurra sul vetro della mia
macchina azzurra e siete tutti azzurri intorno a me.
Monologo
presentato nel Teatro della Scuola Media di Fagnano Olona (Varese) il 15
Dicembre 2007