PAROLE CONCLUSIVE
Romeo Lucioni
Dopo nove mesi di lavoro e di
scambio di opinioni su diversi temi di interesse per fare luce sul “mistero
dell’autismo”, ci troviamo a chiudere questa affascinante esperienza del Secondo
Congresso Telematico:
"DISORDINI DELLO SVILUPPO
PSICOMENTALE": neuropsicologia, terapia e integrazione sociale.
Il grande numero di partecipanti (più di 2600 visite e più di 6000 pagine consultate) ci dà un’idea dell’interesse che questa iniziativa ha suscitato, ma ancor più risulta significativa la quantità di contributi che sono andati a costituire lo scambio culturale.
In ognuna delle aree predisposte si possono trovare lavori originali stimolanti poiché continueranno a chiedere risposte per riuscire a debellare questo “flagello” che, come risulta dalle statistiche più recenti, è passato da un incidenza di 4-5/10000 nati a quella di 50-60/10000.
Il Congresso si è posto come obiettivi:
Non possiamo stabilire con certezza se questi obiettivi siano stati raggiunti, ma dobbiamo anche riconoscere che ogni Congresso lascia un “segno” sul quale successivamente si strutturano le nuove idee, le linee guida capaci di portare al cambiamento e al miglioramento dello standard culturale e professionale.
È stato possibile constatare l’importanza dell’osservazione dei genitori che stimola lo scambio, non tanto sulla teoria (spetta agli specialisti condurre indagini scrupolose), ma sull’applicazione pratica, concreta e vicina ai reali bisogni dei ragazzi e delle loro famiglie.
I contributi dei genitori, sebbene a volte dimostrino prevalentemente il loro “bisogno di trovare una qualsiasi via d’uscita”, per altro sottolineano la caparbietà, la decisione, la forza con le quali portano avanti l’idea che “… non ci si deve fermare mai … è proibito arrendersi !”
Dalle lettere di molte mamme, a volte sembra che prevalga una certa “sottomissione alla prova”, una “accettazione del dolore”, ma, se ci fermassimo a questa impressione superficiale, perderemmo lo spunto a crescere, la voglia di lottare, il desiderio di comunicare che prevalgono e spingono a ricominciare sempre nella certezza che si arriverà al … miglioramento.
I contributi (più di 400) rappresentano il pensiero di tanti “entusiasti” che hanno portato il loro “granello di sabbia” per cercare di risolvere il mistero che la Tustin ha delineato anche nella sua drammaticità. Questo gran numero di informazioni nel futuro risulterà fondamentale per stimolare nuove ricerche che il Congresso-Telematico ha fortemente spinto perché risultasserò il più possibile legate alla scientificità.
Analizzando i contenuti delle distinte aree di ricerca, non tutte si sono dimostrate particolarmente seguite, ma anche questo può essere considerato un risultato ed una guida per i programmi futuri, anche se, dobbiamo riconoscerlo, forse ci sono temi non amcora sufficientemente “maturi” per poter essere colti appieno nella loro importanza.
Non spetta a me trarre le conclusioni perché mi vedrei a depauperare, con un atto di supponenza, il diritto dei numerosi chairmen a concludere il lavoro del Congresso con specifiche deduzioni; vorrei però ringraziare tutti coloro che hanno, con generosità, partecipato a questa avventura che, all’inizio, sembrava un poco azzardata.
Sento che, alla fine del percorso, abbiamo lasciato una traccia importante nel 2003 – ANNO EUROPEO DEL DISABILE – onorando così l’importanza sociale di tutti, di ciascun paziente, ma soprattutto dei soggetti che, con il loro dolore, ma anche con la loro perseveranza, ci danno l’opportunità di capire meglio l’Uomo, di penetrare nei misteri della mente ed anche del corpo.
Questo Congresso ci ha donato la percezione di una “metafora” che lo rappresenta e che si prospetta come una conquista per tutti. La metafora è quella di Penelope che, con il suo annodare e sciogliere, ci indica il senso della vita, fatto di incontri, di relazioni, di attese, di ripensamenti che, lontani dalla dimensione eroica dell’epopea, riempiono però una quotidianità che si trasforma in senso e significato, fulcro di una filosofia-scienza che, nella timologia, trova non solo la sua “qualità”, ma anche una progettualità sempre più umana, comunicativa, solidale e, soprattutto, rispettosa delle pari opportunità e del diritto di ognuno ad essere protagonista e di avere un ruolo che spesso è … una bandiera.
Colgo l’occasione per rinnovare ai moltissimi visitatori il mio personale ringraziamento per aver partecipato ed anche il riconoscimento alla generosità che tanti “amici” hanno dimostrato, insieme alle Istituzioni che rappresentano, dando il loro contributo di stimolo e di rappresentatività.