IL CASO DI MAX

Ida Basso – Romeo Lucioni

 

Max è stato preso in carico dalle strutture medico-assistenziali istituzionali già dai primi mesi di vita per "ritardo psicomotorio grave" e per componenti psichiche che venivano riferite come psicotiche e/o autistiche.

Il bambino ha ricevuto innumerevoli e continuativi interventi psico-riabilitativi e molto completo è stato lo studio strumentale, clinico e genetico per cercare di capire l’origine delle differenti disabilità.

Ai sette anni è stata fatta diagnisi di "sindrome polimalformativa e secondaria strutturazione psicotica della personalità con tratti autistici" e successivamente "esiti di encefalopatia pre-perinatale con ritardo mentale grave, assenza di linguaggio, strutturazione psicotica della personalità con tratti autistici".

Agli 11 anni viene inserito in Istituto dove vengono evidenziati:

ACCOGLIENZA TERAPEUTICA

Quando incontriamo Max la prima volta nell’Istituto per disabili gravi che hanno una lunga e dolorosa storia di "…impossibilità di recupero", chiama l’attenzione il suo stare sdraiato su di un grosso cuscino nel quale sta mollemente sprofondato.

Lo sguardo assente, quasi assorto; gli occhi socchiusi che quando si aprono, fissano diritto; la mano sinistra infilata nei pantaloni (la dottoressa internista che ci accompagna ci dice che non sa più quale pomata usare per far sparire gli ematomi che si sono formati sui genitali).

La forma del capo è un po’ strana: appiattita sul dietro, rotonda sul davanti con

La diagnosi fatta per Max è alquanto incerta poiché l’autismo predominante si accompagna a evidenti segni di dismorfismo cranio-facciale che riporta a qualche influenza genetica non chiaramente definibile.

Quando non è sdraiato, il ragazzo si muove un po’ goffamente e pesantemente, incurvato, senza rispondere agli stimoli, ma afferrando con due mani fortissime che, come tenaglie, fanno male e i cui pizzicotti lasciano il segno: gli ematomi sulle braccia delle sue due insegnanti lo dimostrano.

L’avvicinarsi a Max provoca una netta reazione di angoscia e, se viene stimolato troppo, risponde piantandosi rigido sulle gambe, mostrando le mani come "artigli" scossi da tremiti , il tutto accompagnato da un "grugnito" che è un grido soffocato e profondo.

Il tentativo riabilitativo affidato per diversi anni alla TEACCH non ha portato a riscontri soddisfacenti o, comunque, adeguati alle risorse impegnate.

Nel dicembre 2000 si decide di iniziare la terapia di integrazione emotivo-affettiva E.I.T. proprio per cercare di portare il giovane a condizioni relazionali migliori e, soprattutto, al superamento dell’usuale atteggiamento di rilassatezza, di autoerotismo e di isolamento.

INIZIO DELLA TERAPIA

Max si dimostra oppositivo, reattivo e "pericoloso" per i suoi micidiali pizzicotti. Goffo e lento nel muoversi, risulta difficile fargli scendere e salire le scale (per raggiungere il setting terapeutico bisogna percorrere tre rampe di venti scalini ciascuna), anche se sostenuto.

Le sedute sono sempre state predisposte come bisettimanali e della durata di un’ora. Smuoverlo dalla sedia e fargli togliere la mano sinistra dai pantaloni risultavano movimenti difficili per le reazioni oppositive, così come fargli fare qualche esercizio individualmente o, ancor peggio, in gruppo.

Max non sopportava la vicinanza di compagni, dimostrava opposizione al cambiamento di operatore, così si è deciso che questo fosse sempre lo stesso: una donna che, riconosciuta, non determinava opposizione al momento di prenderlo nella classe (dove si trova regolarmente affondato nel suo cuscinone).

Durante il primo mese di terapia sono molto diminuite le opposizioni, si cominciava a notare una mobilizzazione emotivo-affettiva, non c’erano più le scene di grugniti e atteggiamenti "paurosi" con artigli; la madre segnalava che questi cambiamenti erano evidenti anche in casa.

Interrotta la terapia per 15 giorni perché il giovane ha dovuto accompagnare la madre a Parigi, al ritorno si è ripreso il lavoro senza difficoltà.

Con il passare del tempo la possibilità di operare con Max per l’intera ora della seduta è veramente migliorata e si è osservato:

ed inoltre:

OSSERVAZIONI

 

Il caso di Max ci impone alcuni interrogativi:

L’osservazione ci porta a sottolineare:

L’aspetto somatico non può essere riferito a nessun quadro specifico conosciuto, ma la presenza di una madre vietnamita, che apporta possibilità genetico-somatiche particolari, sostiene l’idea di trasmissione di originali qualità somato-strutturali. Queste difficilmente possono giustificare il marcato deficit dello sviluppo psico-mentale che però può essere messo in relazione con i diversi dismorfismi presenti.

Si potrebbe parlare di un quadro complesso nel quale evidenziare:

Da questo si evince un quadro che si distacca dall’autismo per fare pensare con più chiarezza a "problematiche psico-strutturali che supportano una alterazione dello sviluppo psico-mentale con insufficienze cognitive accompagnate da deficit affettivi".

Sicuramente sembra valida la scelta di una psicoterapia a contenuto relazionale per rafforzare le strutture adattive dell’Io che però devono accompagnarsi ad interventi psico-educativi mirati e monitorati costantemente per indirizzare ad obiettivi precisi e raggiungibili.

Le linee guida dell’intervento devono interessare:

 

CONCLUSIONI

Il caso di Max è particolarmente doloroso se pensiamo alle risorse messe in atto durante tutta la sua vita per ottenere pochi risultati per fargli vivere una esistenza soddisfacente e, soprattutto, improntata all’attività ed alla socializzazione. Un bambino che passa la maggior parte del suo tempo straiato su un cuscino e in atteggiamento masturbatorio riempie di tristezza anche se stimola sempre a cercare nuove vie per la riabilitazione.

Proprio per questo si è forse presa la determinazione di iniziare una terapia nuova come può essere l’E.I.T. dimostrando anche che non bisogna mai rinunciare ad affrontare la disabilità e l’handicap.

Nei primi sei mesi di terapia E.I.T., si è potuto mettere in evidenza un netto miglioramento in tutti gli items considerati (vedere tabelle riassuntive di valutazione).

La situazione attuale fa pensare di poter continuare il lavoro terapeutico e quello riabilitativo con buone possibilità di rendere più valide e solide le strutture ioiche adattive e, quindi, portare il giovane a strutturare un senso di sé sufficiente a sostenere un modello narcisistico di autoriconoscimento, un più valido funzionamento psico-cognitivo, una più intensa austosddisfazione (che non è auto-erotismo) e, quindi, una migliore qualità di vita familiare e sociale.

Questa è la strada per cercare di portare Max all’autonomia personale, a raggiungere i prerequisiti necessari per l’apprendimento e, soprattutto, ad attivare le dinamiche psicomentali necessarie per rendere possibili la crescita affettivo-cognitiva e la socializzazione.


Torna a CASI CLINICI